Governo e Forza Italia in bilico: il baratto fallito e la legge elettorale in bilico

Il governo tenta di bypassare le intercettazioni, ma Forza Italia non cede. La legge elettorale rimane al centro delle tensioni.

Senatori e leader in discussione su legge elettorale e intercettazioni, con tensioni tra gruppi parlamentari
Senatori e leader in discussione su legge elettorale e intercettazioni, con tensioni tra gruppi parlamentari

Il governo tenta di bypassare le intercettazioni, ma Forza Italia non cede

Il governo, guidato da Ignazio La Russa, ha tentato di superare l’ostacolo delle intercettazioni a strascico con un colpo di spugna, ma la strategia non ha convinto Forza Italia. Il provvedimento, approvato in via di fiducia sul decreto Giustizia e Migrazioni, ha azzerato con un solo voto oltre quattrocento emendamenti, comprese quelle dell’opposizione. Tuttavia, il gruppo parlamentare azzurro ha rifiutato di cedere sulle preferenze, un tema cruciale per la legge elettorale. La decisione di slittare la scadenza per gli emendamenti al 1° settembre non ha risolto le tensioni, ma ha dato tempo per ridiscutere l’intero impianto della riforma.

La legge elettorale rimane al centro delle tensioni La legge elettorale, un tema di grande rilevanza per il futuro del Paese, è al centro delle discussioni tra i gruppi parlamentari. Il dibattito si è acceso tra Antonio Tajani e Stefania Craxi, capogruppo al Senato, che ha rinfacciato al vicepremier un’apertura sulle preferenze concordata dall’alto senza consultazioni preventive. La replica di La Russa, però, è stata chiara: “Le battaglie si fanno quando si possono vincere. Le preferenze vanno inserite, altrimenti si rischia la bocciatura della Corte costituzionale”. La richiesta di compattarsi per non far saltare l’intesa con gli alleati ha ricevuto una risposta indifferente dall’assemblea.

Un’azione tattica per blindare la riforma

Per frenare le accelerazioni del segretario e blindare la linea del gruppo parlamentare, Stefania Craxi ha lanciato una contromossa immediata: al tavolo dei tecnici sui dossier elettorali è stato aggiunto Roberto Rosso, esponente di peso e vicinissimo a Marina Berlusconi. Rosso ha avvertito che “se devi fare degli emendamenti li devi concordare prima. C’è la volontà di arrivare a un accordo, ma non può essere un testo prefabbricato”. Le richieste precise per disarmare la riforma includono la rimozione dell’automatismo per cui chi sta nel listone del premio diventa anche capolista bloccato, l’imposizione del capolista bloccato nelle circoscrizioni estere e l’abolizione della clausola salva-cespugli.

La legge elettorale non si ferma

Certo è che lo slittamento del termine per gli emendamenti inciderà poco o nulla sui tempi complessivi della legge, che restano quelli rapidissimi annunciati da La Russa: “Arriverà in Aula ai primissimi di settembre”. Il voto finale è calendarizzato per il 15. Per blindare la tabella di marcia e non allungare la brodo, i termini per la Commissione e per l’Aula ora coincidono. Su questo Giorgia Meloni non transige: “Non ho nessuna voglia di farmi cucinare a fuoco lento”, è il ragionamento della premier. Non a caso, nel pomeriggio, Palazzo Chigi ha registrato i passaggi di Tajani e Salvini, anche la Lega spinge per rivedere il testo.

Un’ambiguità calcolata per mantenere il controllo

Da qui l’ambiguità calcolata di La Russa sulla durata dell’esecutivo: “Secondo me si va a votare al 50 per cento a fine legislatura, al 50 per cento a primavera… Vabbè, dico al 51% che si arrivi a fine legislatura”. Sullo sfondo di questo caos resta la mossa del governo: blindare con la fiducia al Senato il decreto Giustizia e Migrazioni. Ufficialmente la scelta – riservata al passaggio alla Camera – è stata dettata dai tempi stretti per chiudere entro l’11 agosto a Montecitorio. In realtà, azzerando con un solo voto oltre quattrocento emendamenti, l’esecutivo ha coperto le crepe della maggioranza sulle norme anti-migranti stese dal Carroccio. Nel calderone è finita anche la stretta sulle intercettazioni voluta da Fratelli d’Italia: FdI punta a riproporla a settembre con un testo ad hoc, ma dopo lo scontro sulle preferenze e il rinvio d’Aula, la maggioranza ha rimesso tutto, anche le preferenze, nel frullatore.