Mario Calabresi, candidatura a sindaco a Milano: un nome di peso ma senza esperienza
Sondaggista Amadori valuta candidatura di Calabresi a sindaco di Milano: potenziale ma limiti di esperienza e radicamento.

Mario Calabresi, giornalista e figlio del commissario Luigi Calabresi ucciso a Milano nel 1972, si avvicina alla candidatura a sindaco della città. Il sondaggista Alessandro Amadori, direttore scientifico di Yoodata, ha espresso un giudizio ambivalente sulla sua possibile nomina, sottolineando il potenziale ma anche i limiti. La candidatura di Calabresi, se confermata, potrebbe rappresentare un cambiamento di rotta per il centrosinistra, ma non è priva di criticità.
Un nome di peso ma senza esperienza
Calabresi, noto per la sua carriera giornalistica e la sua visibilità nazionale, ha una reputazione positiva, alimentata anche dalla sua storia familiare. Tuttavia, Amadori sottolinea che il giornalista non ha esperienza amministrativa, un aspetto cruciale per governare una città come Milano. «Non è un uomo radicato sul territorio milanese», osserva il sondaggista, aggiungendo che il voto delle comunali richiede una presenza reale nelle varie realtà cittadine. Il candidato, pur avendo una forte personalità e una certa capacità comunicativa, appare come un outsider nella politica. «È una persona che ispira fiducia, da cui compreresti un’auto usata», commenta Amadori, ma aggiunge che la sua mancanza di esperienza amministrativa rappresenta un limite significativo.
Un’alternativa al tradizionale sindaco manager
Amadori confronta la candidatura di Calabresi con quelle di sindaci come Albertini, Moratti e Sala, che hanno avuto successo grazie alla loro esperienza nel privato o nel pubblico. «Milano è una città-impresa, e i sindaci manager hanno funzionato bene», spiega. Calabresi, invece, non ha una storia simile, e questo potrebbe costituire un ostacolo. Nonostante i limiti, il sondaggista riconosce un potenziale. «La sua candidatura ha un potenziale ma va costruita», dice Amadori, sottolineando che i partiti del centrosinistra dovrebbero supportarlo. Tuttavia, la sua mancanza di radicamento territoriale e l’ambivalenza del suo nome all’interno del centrosinistra rimangono fattori da considerare.
Un’alternativa a Majorino? Il rischio di sovrastima
Amadori valuta anche la possibilità di un confronto tra Calabresi e altri candidati come Majorino. «Se la gioca con Majorino, Calabresi tende ad essere sopravvalutato, mentre Majorino è sottovalutato», osserva. Il giornalista ha una forte capacità comunicativa, ma non è un politico puro, mentre Majorino è visto come un candidato più radicato. Un altro aspetto a favore di Calabresi è il sostegno potenziale da parte di Azione di Calenda, che potrebbe dare una spinta al suo nome. Tuttavia, il sondaggista ritiene che la candidatura di Calabresi non sia il miglior scelta per il centrosinistra, a meno che non venga costruita in modo strategico. «Milano è un’anomalia, ma non per questo non deve seguire le regole», conclude Amadori, sottolineando che la candidatura di Calabresi, sebbene di peso, richiede un lavoro di costruzione e di radicamento.
