Veneto approva legge fine vita: il quadro nazionale e le regioni in movimento

Veneto approva legge sul fine vita, quarta regione in Italia. Altre regioni in discussione o in attesa.

Regioni italiane in discussione per leggi sul fine vita, Veneto approva provvedimento dopo anni di dibattito
Regioni italiane in discussione per leggi sul fine vita, Veneto approva provvedimento dopo anni di dibattito

Il Veneto ha approvato una legge sul fine vita, diventando la quarta regione in Italia a farlo, dopo Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna. La legge, approvata con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari, è la prima ad essere approvata da una regione governata dal centrodestra. Il provvedimento, che segue una proposta di iniziativa popolare promossa dall’associazione Luca Coscioni, si basa sulla sentenza “Cappato-Antoniani” della Corte costituzionale, che ha reso legale il suicidio assistito in Italia a specifiche condizioni. La legge disciplina le procedure e i tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, senza modificare i diritti stabiliti dalla Corte.

La legge e il contesto giuridico

La legge veneta è una versione con 39 emendamenti della proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito”, che aveva raccolto 9mila firme tre anni fa. Il testo è stato ripresentato con modifiche che tengono conto dei rilievi della Corte costituzionale e delle proposte dell’esecutivo regionale. La legge non modifica i diritti stabiliti dalla Corte, ma disciplina l’organizzazione del Servizio sanitario regionale, definendo procedure per la verifica delle condizioni delle persone che chiedono di accedere all’aiuto medico alla morte volontaria. La legge garantisce la piena applicazione della sentenza “Cappato-Antoniani”, che ha reso legale il suicidio assistito in Italia a specifiche condizioni.

La legge, come ha spiegato il presidente Luca Zaia, è una risposta a quei pochissimi pazienti che si presentano. «Con questa legge si approva sostanzialmente, nell’alveo della legittimità giuridica, una procedura che sia rispondente alla gestione, per quanto possibile, dell’eventuale paziente che ha l’ok da parte del comitato etico», ha detto Zaia. La legge, inoltre, garantisce tempi ragionevoli per l’intera procedura, a tutela della dignità della persona e in linea con i più recenti pronunciamenti costituzionali.

Le richieste e la gestione delle domande

Dal 2019 a oggi, in Veneto sono state ricevute 31 richieste di informazioni sul fine vita. Solo tre sono state autorizzate dal comitato etico. Secondo i dati dell’Associazione Luca Coscioni, nel dettaglio, sono state ricevute 1.707 richieste di informazioni su eutanasia e suicidio medicalmente assistito (circa 5 al giorno) e 393 richieste di informazioni rispetto all’interruzione delle terapie e alla sedazione palliativa profonda (più di 1 al giorno). Questi numeri testimoniano un crescente interesse per il tema, anche se le richieste effettive rimangono limitate.

La legge veneta rappresenta un passo avanti per le regioni che intendono garantire procedure certe, uniformi e trasparenti per i pazienti in sofferenza. L’Associazione Luca Coscioni ha espresso soddisfazione per l’approvazione, sottolineando l’importanza di una legge che rispetti i diritti e le libertà di chi soffre. Il traguardo rimane l’estensione della legge “Liberi Subito” a ogni Regione italiana, dove, pur essendo l’aiuto medico alla morte volontaria già legale, mancano ancora garanzie chiare su tempi e percorsi operativi.

Altre regioni, come Toscana, Sardegna e Emilia-Romagna, hanno già approvato leggi simili. Altre, come Trentino-Alto Adige, Umbria, Liguria, Campania, Molise, Marche, Sicilia, Puglia, Lombardia, Piemonte, Lazio e Calabria, sono in discussione o in attesa di approvazione. Il Parlamento, invece, non ha ancora approvato una legge organica sul fine vita, nonostante siano stati avviati esami di specifici disegni di legge. La legge veneta è un esempio di come le regioni possano agire in assenza di una legge nazionale. Il presidente Luca Zaia ha sottolineato che la politica deve garantire la libera scelta: chiunque si trovi in una situazione di irreversibile sofferenza, come si è espressa la Corte Costituzionale nel 2019, deve poter decidere la fine che desidera. La legge garantisce la piena applicazione della sentenza “Cappato-Antoniani”. Le richieste di informazioni sul fine vita sono in aumento.