Antonio Ciontoli accusa i giornalisti: “Avete condannato degli innocenti”
Antonio Ciontoli, detenuto per omicidio, accusa i giornalisti di aver contribuito alla condanna di innocenti. La famiglia lamenta una sentenza eccessiva.
Antonio Ciontoli, capofamiglia condannato per omicidio, ha espresso un forte disappunto nei confronti dei giornalisti durante l’ultimo sfogo prima di entrare in carcere. L’ex sottoufficiale della Marina Militare, distaccato ai servizi segreti, ha accusato i media di aver contribuito alla condanna di innocenti, sostenendo che le registrazioni delle chiamate al 118, diffuse in modo massiccio da trasmissioni televisive, dimostrano il contrario. “Avete fatto condannare degli innocenti”, ha detto, riferendosi ai figli e alla moglie, che sono stati condannati per concorso nell’omicidio del fidanzato della figlia Martina, Marco Vannini.
La sentenza e la reazione della famiglia
L’avvocato del collegio difensivo della famiglia Ciontoli, Pietro Messina, ha definito la sentenza della Corte d’Appello come “eccessivamente punitiva”, soprattutto nei confronti dei figli, Federico e Martina, e della moglie Maria Pezzillo, una donna che non ha mai calcato i pavimenti dei tribunali. La reazione della famiglia è stata di sconforto e rabbia, con l’auspicio che i familiari possano reggere l’urto della carcerazione. Messina ha annunciato che il team difensivo tenterà di presentare il caso alla Corte europea, sperando in un riesame della sentenza.
Le accuse contro i giornalisti
Ciontoli ha attaccato specificamente i giornalisti del programma Quarto Grado, accusandoli di aver manipolato le intercettazioni ambientali e di aver contribuito alla condanna. Durante un colloquio con la giornalista Anna Boiardi, ha sostenuto che i giudici avrebbero formulato il loro verdetto in base a una corte manipolata dai media. “Voi siete stati artefici di questa condanna”, ha detto, aggiungendo che i giornalisti avrebbero contribuito a far condannare due ragazzi innocenti e la moglie. Ciontoli ha invitato i giornalisti a stare vicini ai genitori di Marco, dicendo che “se lo meritano”.
La famiglia Ciontoli, che vive a Ladispoli, alle porte di Roma, ha subito un grave impatto emotivo e sociale a causa del processo. Il delitto, avvenuto la notte tra il 17 e il 18 maggio 2015, ha portato a una condanna a 14 anni di reclusione per Antonio Ciontoli, mentre i figli e la moglie sono stati condannati a nove anni e quattro mesi. La Cassazione ha rigettato i ricorsi dei difensori, confermando la sentenza definitiva. La famiglia ha espresso la speranza che la Corte europea possa offrire un ulteriore sguardo al caso.
La sentenza di Appello bis ha stabilito che i Ciontoli hanno privato la corte e i genitori di conoscere la verità. I giornalisti, come Gian Pietro Fiore, sono stati accusati di aver scritto falsità, ma le registrazioni delle chiamate al 118, disponibili in rete, mostrano urla di Marco agonizzante, contraddicendo le dichiarazioni dei difensori. “Le registrazioni dimostrano il contrario”, ha sottolineato Ciontoli, riferendosi alle urla di Marco sentite in una delle chiamate. La famiglia, in attesa di un possibile riesame, continua a sperare in un chiarimento sulla verità dei fatti.
