Investimenti in IA crescono, ma solo il 48% dei CTO ritiene le aziende pronte a scalare la tecnologia

Crescono gli investimenti in IA, ma il 48% dei CTO globale ritiene le aziende non pronte a scalare la tecnologia.

Le aziende continuano a investire nell’intelligenza artificiale, ma cresce il divario tra ambizioni e capacità di esecuzione. Secondo un report di Akkodis, il 48% dei Chief Technology Officer (CTO) a livello globale ritiene che le organizzazioni non siano ancora pronte a scalare l’IA, un calo significativo rispetto al 82% registrato nel 2024. L’indagine, condotta tra dicembre 2025 e gennaio 2026 su 500 CTO in 13 Paesi, evidenzia una transizione da una fase di sperimentazione a una fase di integrazione strategica, con un focus su come trasformare il potenziale dell’IA in risultati misurabili e scalabili.

La scalabilità dell’IA diventa una sfida organizzativa

La ricerca mostra che la sfida non consiste più nell’implementare l’IA, ma nell’integrarla all’interno del modo in cui l’azienda opera. Man mano che le organizzazioni superano la fase dei progetti pilota, aumentano le complessità legate all’allineamento del management, alla governance e alla fiducia delle persone. Solo il 44% dei CTO ritiene che i leadership team dispongano di una comprensione adeguata delle potenzialità dell’IA, mentre appena il 46% dichiara di avere framework consolidati per garantirne un utilizzo responsabile.

La carenza di competenze tecnologiche interne (32%), l’incertezza sul ritorno degli investimenti (31%) e una limitata percezione dell’urgenza del cambiamento a livello business (27%) sono i principali fattori che frenano la scalabilità. Il report sottolinea che la scalabilità dell’IA è sempre più una sfida organizzativa e operativa, piuttosto che tecnologica. “Oggi il principale fattore di differenziazione non è l’accesso all’intelligenza artificiale, ma la capacità di trasformarla in risultati concreti”, ha dichiarato Luis Santiago Fernández del Valle, CEO di Akkodis Italia, Spagna e Portogallo.

La trasformazione digitale si concentra sull’innovazione

La trasformazione digitale passa dall’efficienza all’innovazione. Per la prima volta, infatti, l’innovazione supera l’efficienza operativa come principale driver degli investimenti in trasformazione digitale. Dopo anni in cui la digitalizzazione è stata guidata prevalentemente dalla riduzione dei costi e dall’ottimizzazione dei processi, le organizzazioni guardano oggi alla tecnologia come leva di crescita, differenziazione competitiva e sviluppo di nuovi modelli di business. Il report evidenzia inoltre un cambiamento strutturale nelle priorità della trasformazione digitale. L’innovazione supera l’efficienza operativa come principale driver degli investimenti. Le organizzazioni, in particolare quelle italiane, stanno riconoscendo l’importanza di trasformare l’IA da strumento di supporto a componente attiva dell’operatività aziendale. Questo implica nuove esigenze in termini di governance, responsabilità e supervisione.

Parallelamente, cambiano le priorità della trasformazione digitale nelle organizzazioni italiane. Nel 2026, il miglioramento dei processi decisionali guida la classifica degli obiettivi di business, seguito dall’accelerazione del time-to-market e dallo sviluppo professionale dei dipendenti, mentre la sostenibilità entra tra le prime quattro priorità strategiche. Rispetto al 2025, tutte queste aree registrano una crescita significativa in termini di rilevanza, a conferma di come le imprese italiane guardino sempre più alla trasformazione digitale come leva per rafforzare capacità decisionale, innovazione, competitività e sviluppo delle competenze, oltre che efficienza operativa.

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il lavoro in termini di competenze, responsabilità e attività quotidiane. Il 50% dei CTO segnala cambiamenti nelle competenze richieste alle persone, mentre il 49% osserva una significativa evoluzione delle attività svolte quotidianamente. Solo il 21% riporta invece una riduzione della forza lavoro direttamente attribuibile all’adozione dell’IA. Il dato conferma come la principale sfida per le organizzazioni non sia sostituire le persone, ma costruire modelli di collaborazione efficaci tra esseri umani e sistemi intelligenti, accompagnati da investimenti mirati in formazione e sviluppo delle competenze.