Medici russi si rifiutano di lavorare in Siberia e Kamchatka, carenza di specialisti cresce
In Russia, la carenza di medici in Siberia e Kamchatka cresce a causa della riluttanza dei laureati a lavorare in regioni remote.
Le università di medicina in Russia si svuotano a causa della riluttanza dei neolaureati a lavorare in regioni remote come Siberia e Kamchatka. Nonostante un numero record di candidati, 1.500 posti di specializzazione rimangono vacanti nelle principali istituzioni. La causa principale è il sistema di assegnazione obbligatoria, che obbliga i giovani medici a firmare contratti di lavoro con ospedali regionali, spesso in luoghi con condizioni di vita e lavoro estreme.
Un sistema che ricorda il modello sovietico
Il nuovo sistema di assegnazione dei posti di specializzazione, entrato in vigore a marzo, richiede agli studenti di firmare contratti con strutture sanitarie regionali. Questo ha scoraggiato molti candidati, che preferiscono rimanere in grandi città come Mosca. Il meccanismo ricorda il modello sovietico, in cui i migliori studenti venivano assegnati a posizioni più ambite, mentre gli altri erano spediti in regioni remote. La differenza principale è che il sistema sovietico operava all’interno di una pianificazione centralizzata, garantendo l’impiego in tutta l’economia.
La carenza di medici si concentra soprattutto in Siberia e nell’Estremo Oriente russo, dove le distanze sono immense e le condizioni di vita estreme. La Siberia copre il 77% del territorio russo ma ospita circa 36 milioni di persone, per lo più concentrate lungo la Transiberiana. Temperature invernali che scendono sotto i -40°C e una bassa densità di popolazione dissuadono i neolaureati a accettare incarichi in zone rurali. Uno studio dell’Università Statale di Medicina di Krasnojarsk ha confermato che il clima rigido e la scarsa popolazione sono i principali fattori che scoraggiano i giovani medici.
Le conseguenze per i laureati e le università
Le università come l’Università Pirogov di Mosca e l’Università Sechenov segnalano posti di specializzazione vacanti. All’Università Pirogov sono rimasti scoperti 289 posti, mentre all’Università Sechenov ne mancavano 211. Le posizioni disponibili riguardano specializzazioni molto richieste come anestesiologia, terapia intensiva, chirurgia e oncologia. Chi non riesce a trovare un datore di lavoro disposto a finanziare il proprio posto rischia l’espulsione o il trasferimento a corsi a pagamento. La carenza di specialisti ha conseguenze dirette sulla salute della popolazione, soprattutto in regioni remote. In Kamchatka, una penisola con oltre 300mila abitanti, i medici raccontano di dover coprire contemporaneamente più reparti ospedalieri. Durante la pandemia di COVID-19, cinque medici della regione sono morti per il virus, un bilancio che il personale sanitario ha definito catastrofico per un territorio di quelle dimensioni.
Il sistema di assegnazione mirata, che distribuisce i posti in base all’area di specializzazione e alla regione di destinazione, ha creato un divario tra domanda e offerta. Il portale educativo russo Mel ha registrato circa 1.500 posti vuoti, con una media di 19 candidati per ogni posto. Il risultato è una crescente carenza di specialisti in regioni remote, con conseguenze dirette sulla salute della popolazione.
