La madre di Pamela Mastropietro in aula con la foto della figlia fatta a pezzi: «Ecco come l’hanno ridotta»

La madre di Pamela Mastropietro mostra una maglietta con la foto della figlia fatta a pezzi durante il processo d’appello bis.

La madre di Pamela Mastropietro in aula con la foto della figlia fatta a pezzi: «Ecco come l'hanno ridotta»
La madre di Pamela Mastropietro in aula con la foto della figlia fatta a pezzi: «Ecco…

La madre di Pamela Mastropietro, Alessandra Verni, è arrivata in piazza Matteotti a Perugia con una maglietta bianca che mostra l’immagine della salma della figlia fatta a pezzi. L’evento si svolge in vista del processo d’appello bis che vede imputato Innocent Oseghale, un nigeriano accusato dell’omicidio della 19enne avvenuto a Macerata il 30 gennaio 2018. Il processo è stato rinviato al 22 febbraio a causa dell’assenza dei due testimoni. La tensione è stata alta all’uscita del tribunale, dove Oseghale è passato tra i familiari e amici di Pamela, che hanno urlato e insultato l’imputato.

La violenza sessuale e la ricerca della verità

Alessandra Verni ha espresso la sua frustrazione per il fatto che il processo d’appello bis metta in discussione la violenza sessuale, un elemento già accertato da due Corti nel merito. «Non dobbiamo mai scordare di quello che è successo a Pamela, uccisa a coltellate, divisa in parti, decapitata, scuoiata, esanguata, scarnificata, asportata di tutti i suoi organi interni, lavata con la candeggina con particolare cura addirittura dentro la cervice uterina, per cosa, se non per nascondere la violenza sessuale?», ha detto la madre. La violenza sessuale è la movente dell’omicidio, e non si può metterla in discussione.

La maglietta come simbolo della sofferenza

La maglietta con l’immagine della salma di Pamela è un simbolo della sofferenza della famiglia. «Ecco come l’hanno ridotta», ha detto Alessandra Verni, mostrando la maglietta all’imputato Innocent Oseghale, seduto poco distante da lei. L’uomo è arrivato a bordo di un furgone della polizia penitenziaria, accompagnato da agenti. Gli amici di Pamela hanno accolto l’arrivo di Oseghale con insulti, urlando «Me… sei una me…», un modo per esprimere la loro rabbia e il loro dolore.

Marco Valerio Verni, avvocato e fratello di Alessandra, ha riferito che Oseghale ha cercato un contatto fisico con la sorella durante l’uscita dal tribunale. «Era molto nervoso, indicativo della sua indole», ha detto. La famiglia è amareggiata per il fatto che il processo d’appello bis non riguardi eventuali complici di Oseghale, ma si concentri su un elemento già accertato. «Siamo amareggiati perché a nostro avviso non dovevamo arrivare a questo appello bis, di cui non ha responsabilità né la Corte né la Procura generale di Perugia», ha aggiunto.

Alessandra Verni ha espresso la sua speranza che il processo porti a una condanna di ergastolo per Oseghale. «Mi aspetto che da questo secondo processo in appello esca una sentenza di ergastolo, e che resti in carcere a vita», ha detto. Il carcere a vita è ciò che merita. La madre ha concluso con una frase che esprime la sua determinazione: «Qualsiasi altra condanna la riterrò ingiusta».