Nuovi dubbi sui test degli abiti di Yara Gambirasio: la difesa chiede ulteriori accertamenti

Nuovi dubbi sui test degli abiti di Yara Gambirasio: la difesa chiede ulteriori accertamenti

Nuovi dubbi sui test degli abiti di Yara Gambirasio: la difesa chiede ulteriori accertamenti
Nuovi dubbi sui test degli abiti di Yara Gambirasio: la difesa chiede ulteriori…

La difesa di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, solleva nuovi dubbi sui test effettuati sugli abiti della tredicenne scomparsa nel 2010. Secondo l’avvocato Claudio Salvagni e il genetista forense Marzio Capra, alcune fotografie dei test mostrerebbero risultati indicativi della presenza di liquido seminale maschile, non registrati nelle relazioni ufficiali. La difesa sostiene che i campioni analizzati erano classificati come negativi, ma una nuova interpretazione potrebbe cambiare il corso delle indagini.

Test degli abiti e interpretazioni contrastanti

La difesa ha potuto visionare le fotografie dei test effettuati sul giubbotto e sulla felpa di Yara Gambirasio il 7 febbraio 2025, dopo l’autorizzazione dei giudici all’accesso ai reperti. Secondo il genetista Marzio Capra, alcune immagini mostrerebbero una positività debole, che potrebbe essere compatibile con le condizioni in cui gli indumenti sono rimasti esposti all’aperto per circa tre mesi. «Qualsiasi scienziato forense avrebbe dovuto catalogare questo risultato come positivo o comunque da approfondire», sostiene Capra.

La contestazione riguarda una lettura diversa da quella ufficiale, ma non implica un nuovo accertamento che abbia già confermato la presenza di liquido seminale sui vestiti della ragazza. La difesa intende ora ottenere nuovi esami utilizzando tecniche di analisi più sensibili rispetto a quelle disponibili all’epoca delle indagini. Una richiesta di ulteriori accertamenti era già stata presentata alla Corte d’assise di Bergamo nel giugno scorso.

Un’interpretazione, non un nuovo accertamento

Nel servizio delle Iene, Capra solleva anche un interrogativo sull’origine delle tracce: «Se fossero state di Bossetti, l’accusa le avrebbe utilizzate per inchiodarlo ancora di più. Ma se non lo sono, di chi sono?». La domanda si basa sull’ipotesi che i risultati dei test possano indicare la presenza di materiale seminale, ma per stabilirlo sarebbe necessario un ulteriore accertamento scientifico.

Allo stato attuale non risulta dimostrata né la presenza delle tracce ipotizzate dalla difesa né la loro eventuale origine. La difesa continua a contestare alcuni aspetti degli accertamenti scientifici e punta a ottenere ulteriori analisi del materiale ancora disponibile. All’inizio di settembre, la difesa ha ricevuto un supporto informatico contenente copie di migliaia di dati genetici raccolti durante le indagini, che potranno essere esaminati dai suoi consulenti.

Massimo Bossetti è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata morta il 26 febbraio 2011 in un campo a Chignolo d’Isola, nella Bergamasca. Un elemento centrale del processo è stata la traccia genetica denominata Ignoto 1, individuata sugli indumenti della tredicenne e successivamente attribuita a Bossetti.

La difesa continua a contestare alcuni aspetti degli accertamenti scientifici e punta a ottenere ulteriori analisi del materiale ancora disponibile. Resta da stabilire se la nuova interpretazione proposta dalla difesa troverà conferma in ulteriori analisi e se gli eventuali risultati potranno avere rilevanza sul piano giudiziario.