Supermercati svizzeri vietano foto: un gesto quotidiano potrebbe costare caro a un visitatore italiano
Supermercati svizzeri vietano foto: un gesto quotidiano potrebbe costare caro a un visitatore italiano
Un gesto apparentemente innocuo, come scattare una foto per mandare un prodotto a casa, potrebbe diventare un problema in un supermercato svizzero. Un episodio raccontato da 20 Minuten ha riaperto il dibattito sulle regole interne dei supermercati e la privacy dei clienti. Un visitatore italiano, mentre faceva la spesa a Zurigo, ha scattato una foto a una corsia di yogurt di Migros, ma è stato fermato da un commesso. L’uomo, per evitare discussioni, ha cancellato immediatamente l’immagine dal telefono. L’episodio, pur non essendo accompagnato da conflitti o interventi della sicurezza, ha sollevato domande su quanto possa essere “infrangere” una regola quando si tratta di scattare foto in un ambiente privato.
Le regole interne di Migros e la privacy
Migros, una delle principali catene di supermercati in Svizzera, ha chiarito che i suoi punti vendita non sono considerati spazi pubblici, e quindi sono soggetti a regole interne. Secondo la portavoce Prisca Huguenin-dit-Lenoir, la privacy dei clienti e dei dipendenti è un tema centrale. Gli scatti che includono persone senza il loro consenso sono vietati, così come quelli che potrebbero compromettere l’organizzazione commerciale. L’intervento del commesso nella filiale di Zurigo è stato visto come conforme alle norme interne. Tuttavia, la posizione di Migros non è assoluta: alcune foto, come quelle di singoli prodotti o scansioni, sono considerate tollerabili, a condizione che non coinvolgano altre persone o dettagli sensibili.
La privacy resta un punto centrale, soprattutto quando nelle immagini finiscono altre persone. Clienti e dipendenti, chiarisce Migros, non devono essere fotografati senza consenso. Per questo l’intervento del commesso nella filiale di Zurigo viene considerato in linea con le norme interne. Una posizione severa, almeno sulla carta, che però si scontra con gesti ormai comunissimi: mandare una foto a casa, confrontare prezzi, ricordarsi una marca. Prodotti, scansioni e foto personali: le eccezioni che Migros tollera.
Le altre catene e la responsabilità del cliente
Le altre grandi catene, come Coop, Lidl e Aldi, seguono una linea più flessibile. Il portavoce di Coop ha precisato che chi compare nelle immagini deve aver dato il consenso, altrimenti non deve essere riconoscibile. Questo significa che la responsabilità ricade sul cliente, che deve rispettare la privacy degli altri. Il caso di Migros ha evidenziato una frizione tra abitudini quotidiane e regole degli spazi commerciali. Lo smartphone, ormai parte integrante della spesa, permette di leggere recensioni, controllare ingredienti o confrontare prezzi, ma non tutto ciò che è semplice da fare è consentito.
La situazione si complica quando un gesto apparentemente innocente, come scattare una foto, si scontra con regole aziendali. L’episodio in questione ha messo in luce come, anche in un contesto quotidiano, la privacy e le norme interne possano influenzare le scelte dei clienti. Per Migros, il divieto di foto e video è una misura precauzionale, ma per molti visitatori italiani, che usano il telefono come strumento di supporto durante la spesa, può apparire eccessivo. La questione non è solo tecnica, ma anche culturale: in alcuni Paesi, scattare foto in un supermercato è una pratica comune, mentre in altri, come in Svizzera, è vista come una violazione delle regole interne.
La situazione rimane in sospeso, con una formula prudente: tutto dipende dal contesto. La responsabilità del cliente è chiara, ma anche il margine di valutazione del personale in negozio è riconosciuto. Il caso di Zurigo ha mostrato come un gesto semplice, come scattare una foto, possa diventare un momento di tensione tra abitudini e regole. Per chi visita i supermercati svizzeri, la consapevolezza di queste norme è fondamentale, soprattutto per evitare situazioni impreviste.
