Benessere sul lavoro: il 38% dei lavoratori italiani non lo percepisce come sufficiente

Il 38% dei lavoratori italiani non percepisce un livello di benessere sufficiente sul posto di lavoro, secondo una ricerca su 1.500 intervistati.

Il 38% dei lavoratori italiani non percepisce un livello di benessere sufficiente sul posto di lavoro, secondo una ricerca condotta su un campione di 1.500 occupati. In un mercato in cui nel 2025 si sono registrate oltre 2 milioni di dimissioni, il dato evidenzia una situazione di insoddisfazione diffusa. Il problema è particolarmente sentito tra i lavoratori tra i 35 e i 44 anni, che superano la metà (55%) a riferire un livello di benessere insufficiente. La ricerca ha anche evidenziato un divario di genere: il 66% degli uomini esprime una valutazione positiva del proprio benessere, mentre la percentuale scende al 57% tra le donne.

Soft skill e relazioni: chiave per il benessere

La ricerca ha sottolineato l’importanza delle competenze soft, come la capacità di lavorare in team, comunicare efficacemente e gestire le relazioni. Queste competenze sono associate a un miglioramento dell’esperienza lavorativa e al benessere. Il 32% dei lavoratori ritiene che la capacità di lavorare in team contribuisca al benessere, seguito dal 27% per la comunicazione efficace e dal 24% per la gestione delle relazioni. L’intelligenza emotiva e l’empatia, con il 22%, e la gestione del benessere personale, dei conflitti e della pressione, con il 19%, completano la lista delle competenze ritenute utili per migliorare l’esperienza lavorativa.

Il 22% degli intervistati dichiara che nella propria azienda non è attiva alcuna misura specifica dedicata al benessere, mentre il 34% giudica insufficiente il coinvolgimento dei manager. Questi dati mettono in luce una mancanza di strategie strutturate per migliorare le condizioni di lavoro. Al contrario, il 62% dei lavoratori ritiene che lo smart working sia l’iniziativa più efficace per il benessere, seguito da flessibilità oraria (49%) e pause programmate (42%). L’attenzione al rispetto dei tempi di riposo e al diritto alla disconnessione è altrettanto apprezzata, con il 41%.

Un impegno più sistematico richiesto dai lavoratori

La domanda di un impegno più sistematico da parte delle aziende è evidente: il 64% dei lavoratori ritiene che le organizzazioni dovrebbero investire di più e con maggiore continuità nel benessere, anche destinandovi risorse oggi impiegate altrove. Diventa quindi fondamentale il ruolo della leadership per progettare soluzioni aderenti alle esigenze reali delle diverse popolazioni aziendali, superando approcci indifferenziati. La ricerca mostra con chiarezza il valore del benessere nel lavoro e come debba diventare una componente strutturale del modello organizzativo, non un insieme di iniziative episodiche.

“La ricerca mostra con chiarezza il valore del benessere nel lavoro e come debba diventare una componente strutturale del modello organizzativo, non un insieme di iniziative episodiche – conclude Irene Vecchione, Amministratrice delegata di Tack TMI Italy (Gi Group Holding).” Un ambiente professionale percepito come di scarsa qualità può influenzare la decisione del singolo dipendente di restare in azienda e la sua disponibilità a investire energie nel proprio ruolo, fino ad arrivare a compromettere l’attrattività generale dell’azienda verso nuovi talenti. Il benessere in azienda dovrebbe essere oggi una priorità strategica, non soltanto perché determina la qualità dell’esperienza quotidiana delle singole persone e dei team di lavoro, ma perché produce effetti positivi sull’intera organizzazione.