Allevamenti intensivi: associazioni chiedono stop ai nuovi impianti, ispirazione dal modello danese
Associazioni ambientali chiedono stop ai nuovi allevamenti intensivi in Italia, ispirazione dal modello danese.
Le associazioni ambientali e sanitarie, tra cui Greenpeace, Wwf, Lipu, Slow Food e Isde, hanno lanciato un appello al governo e al parlamento per l’approvazione della proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, rimasta bloccata alla Camera da oltre due anni. L’obiettivo è fermare l’espansione degli allevamenti intensivi e avviare una transizione agroecologica del settore zootecnico italiano, ispirandosi al modello danese, che ha approvato una moratoria di 12 mesi sull’espansione di nuovi allevamenti intensivi di suini. Le associazioni sottolineano l’urgenza di agire, visto che l’Italia rischia il deferimento alla Corte di Giustizia europea per il mancato rispetto della Direttiva nitrati.
Impatto ambientale e sanitario degli allevamenti intensivi
Gli allevamenti intensivi in Italia sono responsabili di oltre due terzi delle emissioni di ammoniaca nel paese e rappresentano la seconda causa di formazione di polveri fini, che ogni anno provocano decine di migliaia di morti premature. L’Italia alleva ogni anno 8,5 milioni di suini, 5,4 milioni di bovini e oltre 500 milioni di avicoli. La concentrazione è massima in Pianura Padana, dove la Lombardia detiene il 48% dei suini e il 26% dei bovini nazionali, con il 40% dei Comuni in zone vulnerabili ai nitrati oltre i limiti consentiti.
Non a caso, l’Italia è sotto procedura d’infrazione UE per il mancato rispetto della Direttiva nitrati e rischia il deferimento alla Corte di Giustizia europea. A questo si aggiungono recenti contestazioni da Bruxelles per la mancata notifica delle norme sulle emissioni industriali degli allevamenti. Il modello intensivo non pesa solo sull’ambiente: spinge alla chiusura gli allevamenti di piccola dimensione e costringe lo Stato a tamponare periodicamente le emergenze sanitarie con fondi pubblici.
La transizione agroecologica è un’opzione necessaria per salvaguardare salute e ambiente.
La proposta di legge in attesa di discussione
La proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, depositata a Montecitorio nel marzo 2024, punta a valorizzare le piccole aziende, avviare la transizione ecologica delle medie e grandi con un piano di riconversione finanziato e introdurre una moratoria sui nuovi impianti. Il testo è sostenuto da 23 parlamentari di cinque forze politiche e decine di realtà sociali. È ancora in attesa di discussione in Commissione Agricoltura.
“Chiediamo un blocco immediato all’espansione del sistema intensivo per sostenere chi vuole cambiare modello e chi già adotta buone pratiche, e per dare strumenti concreti ai Comuni nel difendere salute pubblica e territorio: non c’è più tempo da perdere”, concludono le associazioni. La decisione danese, che ha approvato una moratoria sull’espansione degli allevamenti intensivi, è il risultato della mobilitazione delle comunità locali e delle associazioni ambientaliste contro l’inquinamento delle falde acquifere e le violazioni del benessere animale.
Il modello danese rappresenta un esempio concreto di come si possa cambiare il sistema produttivo.
Le associazioni sottolineano che il sistema intensivo non solo danneggia l’ambiente, ma anche la salute pubblica e le economie locali. Gli allevamenti di piccola dimensione vengono spinti alla chiusura, costringendo lo Stato a interventi costosi e ripetuti. Gli oltre 73 milioni di euro appena stanziati dall’UE per indennizzare gli allevatori italiani colpiti da peste suina e influenza aviaria ne sono l’esempio più recente. La transizione agroecologica, se avviata, potrebbe offrire alternative sostenibili e più rispettose del territorio. Le associazioni chiedono al governo e al parlamento di non rimandare ulteriormente l’approvazione della proposta di legge e di dare priorità al benessere animale, alla salute pubblica e alla tutela dell’ambiente.
