Gaza, tre anni di guerra e 74 mila morti. Romanelli: “È tempo di pace e di giustizia”

Padre Romanelli denuncia la crisi umanitaria a Gaza e chiede fine alla guerra e aiuti concreti.

A tre anni dall’inizio della guerra in Gaza, la situazione umanitaria rimane drammatica. Padre Gabriel Romanelli, parroco della chiesa cattolica della Sacra Famiglia, ha parlato al Sir, denunciando un bilancio di oltre 74 mila morti, tra cui più di 20 mila bambini. La popolazione, stremata e in attesa di aiuti concreti, continua a resistere e a cercare segni di speranza nel mezzo delle macerie. Romanelli ha chiesto una fine alla guerra e un impegno reale per la pace.

Una popolazione in attesa di aiuti concreti

La Striscia di Gaza vive una crisi umanitaria senza precedenti. Padre Romanelli ha sottolineato che più di 2,3 milioni di persone attendono “tutto, assolutamente tutto”, ma vedono la passività del mondo. Una delle cose che sta uccidendo maggiormente la speranza e la vita delle persone a Gaza è proprio questa passività, l’inerzia, l’indolenza, l’indifferenza nel senso peggiore del termine: il non fare ciò che andrebbe fatto. La popolazione, stremata, chiede una fine alla guerra e un intervento concreto per garantire i diritti umani. La guerra ha causato la morte di 74 mila persone, tra cui oltre 20 mila bambini. La gente si rallegra quando piove, ma la pioggia porta molte difficoltà nella vita quotidiana della maggior parte delle persone che vivono senza nulla. La scuola, compresa la scuola dell’infanzia, procede bene e continua a crescere. Tuttavia, i trasporti sono difficili e la mancanza di gasolio rende complessa la gestione.

La fede e la scuola come segni di resilienza

Nonostante le condizioni estreme, la scuola della parrocchia continua a funzionare e a crescere. “La scuola, compresa la scuola dell’infanzia, procede bene e continua a crescere”, ha spiegato Romanelli. Anche se i trasporti sono difficili e la mancanza di gasolio rende complessa la gestione, la scuola è riconosciuta ufficialmente e offre un programma completo. Speriamo di poter aiutare tanti bambini e tanti giovani a ricostruire non solo la loro istruzione, ma anche la loro personalità e la loro vita.

La fede, pur in mezzo alla sofferenza, rimane un pilastro per molti. “La gente è credente. Sanno che il Signore non fa la guerra: la guerra la fanno gli uomini”, ha detto Romanelli. Tuttavia, molti avvertono una profonda sensazione di abbandono. “La gente dice: ‘Non abbiamo più nessuno a cui chiedere aiuto. Non abbiamo più nessuno a cui chiedere di avere compassione, di aprire le frontiere, di trasformare i cuori di pietra in cuori di carne e di lasciare entrare tutto ciò che è assolutamente necessario’”, ha sottolineato.

La popolazione vive in rifugi improvvisati, prive dei servizi essenziali e dipendenti dagli aiuti umanitari. Tuttavia, anche quando qualche aiuto arriva, spesso risulta insufficiente rispetto all’enormità dei bisogni. “Nel mondo ci sono moltissime persone animate da buone intenzioni, che fanno discorsi bellissimi. Ma quando le intenzioni, le parole, i discorsi e perfino le decisioni non si traducono in azioni concrete, allora il bene non si realizza e le persone continuano a vivere in una situazione di grave bisogno”.