Draghi e il Rhine Group: una rete per risolvere le crisi che lui stesso ha contribuito a creare
Mario Draghi e il Rhine Group cercano di risolvere le crisi europee, ma le élite che hanno causato i problemi sono quelle che ora tentano di gestirli.
Mario Draghi, ex presidente della Banca Centrale Europea, ha lanciato il Rhine Group, un think tank creato insieme a Patrick Callinson, amministratore delegato di Stripe e membro di Meta. L’obiettivo del gruppo è coordinare e indirizzare politiche e istituzioni per realizzare il cosiddetto Rapporto Draghi, un documento che mira a risolvere le crisi economiche e sociali dell’Unione Europea. La prima riunione del gruppo si è tenuta a Baden-Baden, in Germania, in un contesto di crescente tensione tra le istituzioni europee e i governi nazionali.
Un’idea di governance indipendente
Il Rhine Group, nato a luglio 2026, ha scelto come sede Ginevra, presso una fiduciaria svizzera di diritto elvetico. La scelta è volta a garantire una massima flessibilità e riservatezza, nonché una completa indipendenza dalle istituzioni dell’Unione Europea. I membri del gruppo sono tutti figure di spicco nel mondo della politica, dell’economia e della finanza, tra cui Andrea Pignataro, Luca Ferrari, Vittorio Colao, Francesco Giavazzi, Lucrezia Reichlin e Francesco Decarolis. Tra i partecipanti italiani, spicca anche l’ex ministro all’Innovazione del governo Draghi, Vittorio Colao.
Draghi ha una lunga storia di interventi che hanno contribuito a creare le crisi che oggi cerca di risolvere. Nel 1992, durante la sua carriera al Tesoro italiano, partecipò a una riunione per avviare la privatizzazione di grandi gruppi nazionali, come l’Iri, l’Eni e l’Enel. Nel 2011, firmò una lettera con Jean-Claude Trichet per mandare a casa il governo Berlusconi, con l’intimazione di attuare un piano di «lacrime e sangue» di privatizzazioni e liberalizzazioni.
Un’alternativa alla governance tradizionale
Il Rhine Group non è solo un think tank, ma un soggetto in grado di coordinare e indirizzare pezzi di politica e di istituzioni in supporto alla Commissione europea. La sua struttura, basata su criteri interni di governance non resi pubblici, mira a garantire una maggiore efficienza e rapidità nell’attuazione delle politiche. Tuttavia, questa forma di governance indipendente solleva domande su come si relazionerà con le istituzioni europee e se sarà in grado di superare le resistenze interne.
Il gruppo, composto da élite politiche, economiche e accademiche, cerca di risolvere le crisi che ha contribuito a creare. La sua attività si svolge in un contesto di crescente tensione tra le istituzioni europee e i governi nazionali, con la necessità di trovare soluzioni rapide e efficaci per salvaguardare l’Unione Europea. Il Rhine Group rappresenta un tentativo di innovazione nella governance, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di superare le sfide interne e esterne che lo circondano. Draghi ha ammesso durante un incontro con Ursula von der Leyen che solo il 15,7% delle 283 raccomandazioni del Rapporto Draghi è stato implementato. Questo dato mette in luce la difficoltà di attuare le politiche proposte, anche se il gruppo cerca di superare le barriere burocratiche e istituzionali.
