Mattarella sollecita controllo su “giornate nazionali”, ma il dibattito si estende ai festival
Mattarella sollecita controllo su “giornate nazionali”, ma il dibattito si estende ai festival
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso preoccupazione per l’eccessiva proliferazione delle “giornate nazionali”, sottolineando il rischio di una deriva inflattiva che riduce l’efficacia delle iniziative culturali sostenute con fondi pubblici. La sua riflessione ha stimolato un dibattito che si estende anche ai festival, spesso sostenuti con sovvenzioni di grandi dimensioni ma con un impatto limitato sul pubblico. L’esperto di politiche culturali Angelo Zaccone Teodosi, presidente dell’IsICult, ha sottolineato come il problema non riguardi solo le “giornate nazionali”, ma anche i festival, che spesso ricevono finanziamenti senza una valutazione oggettiva del loro effetto.
Un sistema di sovvenzioni non trasparente
Secondo Teodosi, il sistema attuale non garantisce una valutazione reale dell’efficacia delle iniziative culturali. Mentre il Ministero della Cultura (MiC) assegna sovvenzioni a centinaia di festival, solo una minoranza riceve un sostegno significativo. Il resto si sussurra attraverso contributi regionali, comuni o sponsor privati. L’IsICult, che ha censito oltre 4mila festival in Italia, ha evidenziato come la maggior parte di questi non riesca a sopravvivere senza supporto pubblico, ma il sistema non offre strumenti per valutarne l’effetto reale.
La crescita di festival “big” e la loro effettiva utilità
Alcuni festival, come il Festival del Cinema di Roma, ricevono sovvenzioni di milioni di euro, ma non sempre si comprende se siano in grado di generare ricadute concrete nel sistema cinematografico nazionale. Teodosi ha sottolineato che, pur essendo un’importante vetrina per i cinefili, il Festival di Roma non ha un impatto significativo sul mercato cinematografico. Lo stesso discorso vale per la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che, sebbene abbia un grande prestigio, non sempre promuove una fruizione reale del cinema.
La questione non riguarda solo i festival, ma anche la gestione delle sovvenzioni culturali.
Il dibattito si estende anche a progetti come “Cinema Revolution” e “Rambaldi”, promossi con fondi pubblici senza una trasparenza totale. Il finanziamento di 1,6 milioni di euro per il “Comitato Nazionale” del Festival di Roma, affidato a Chiara Sbarigia, presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi (Apa), ha suscitato domande su chi decide e come vengono assegnati i fondi. Inoltre, il MiC assegna direttamente a Cinecittà s.p.a. somme considerevoli, senza rendere conto a nessuno. Questo sistema, basato su discrezionalità e opacità, alimenta preoccupazioni per il rischio di clientelismo e asimmetrie.
Un sistema in crisi e la necessità di una revisione
Teodosi ha sottolineato che, a livello nazionale, non esiste una valutazione di impatto reale per le iniziative culturali, né per il cinema né per lo spettacolo dal vivo, che assorbono oltre un miliardo di sovvenzioni. A livello territoriale, lo Stato non ha strumenti adeguati per valutare l’effettiva utilità delle iniziative culturali. La crescita di festival, spesso non sostenuti da fondi pubblici, ha portato a una situazione in cui centinaia di piccoli festival boccheggiano, mentre pochi ricevono sostegno significativo. Il dibattito, iniziato con le “giornate nazionali”, si estende a tutta la politica culturale, con preoccupazioni per la mancanza di trasparenza e di valutazione oggettiva. Il sistema, basato su criteri spesso misteriosi, non sembra rispondere a una domanda fondamentale: qual è l’efficacia reale delle iniziative culturali sostenute con fondi pubblici?
