Dna sui pedali, ipotesi scambio provette nel caso Garlasco

Nuove verifiche sulla gestione dei campioni nel caso Garlasco: ipotesi di scambio tra Dna dei pedali e cucchiaino.

Dna sui pedali, ipotesi scambio provette nel caso Garlasco
Dna sui pedali, ipotesi scambio provette nel caso Garlasco

Nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi, torna al centro dell’attenzione il Dna trovato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. La Procura di Pavia sta esaminando nuove ipotesi per chiarire le incongruenze emerse negli accertamenti del 2007, tra cui l’ipotesi di un possibile scambio tra il campione prelevato dai pedali e quello proveniente da un cucchiaino rinvenuto nell’abitazione di Garlasco. L’ipotesi, se confermata, potrebbe spiegare i cambiamenti significativi nel profilo genetico rilevato in poco tempo.

Le analisi del 19 settembre 2007

Il 19 settembre 2007, le prime analisi sul campione identificato con la sigla «bu_p» avevano restituito un tracciato genetico parziale, non sufficiente per attribuirlo con certezza a una persona. Nei commenti associati al file compariva anche il termine «evaporato», riferito al profilo individuato. Successivamente, dopo ulteriori approfondimenti, alle 18.37 sarebbe emersa la corrispondenza con il Dna di Chiara Poggi. È proprio questo passaggio a essere oggetto delle verifiche della Procura, che vuole comprendere come sia stato possibile ottenere risultati tanto diversi a poche ore di distanza.

Il capitano del Ris Alberto Marino, che all’epoca si occupava delle analisi biologiche, avrebbe riferito di non ricordare con precisione diversi passaggi. Ha spiegato che il campione sarebbe stato sottoposto a una nuova amplificazione per migliorarne il risultato e ha indicato come presumibile responsabile del caricamento dei dati un altro operatore del Ris, identificato con la sigla «Port».

Un errore che potrebbe spiegare le incongruenze

Secondo l’ipotesi investigativa, il Dna attribuito a Chiara Poggi sui pedali potrebbe in realtà essere riconducibile al cucchiaino utilizzato dalla vittima per la colazione e repertato nell’abitazione. A rendere meritevole di approfondimento questa possibilità sarebbe anche la coincidenza tra le quantità di materiale genetico rilevate nei due campioni, espresse in centesimi di nanogrammi per microlitro.

La Procura di Pavia sta cercando di ricostruire eventuali anomalie nelle procedure seguite all’epoca, distinguendo le ipotesi investigative dagli elementi effettivamente dimostrati. L’ipotesi dello scambio con il Dna del cucchiaino è al momento un punto da verificare e non una conclusione accertata.

Le comunicazioni interne e il ruolo di Garofano sono state esaminate nel quadro degli accertamenti sulle modalità con cui furono raccolti, analizzati e valutati gli elementi scientifici nel corso delle prime indagini. In una mail del febbraio 2009, quando era iniziato il processo con rito abbreviato ad Alberto Stasi, Garofano interveniva sulle controdeduzioni relative a diversi elementi probatori, tra cui le macchie di sangue, la ricostruzione della camminata e le scarpe.

Riferendosi a queste ultime, l’ex comandante scriveva che si erano già dimostrate pulite e aggiungeva: «A noi basta una scarpa e comunque non siamo tenuti ad essere più di tanto specifici». Anche questo scambio di messaggi viene esaminato nel quadro degli accertamenti sulle modalità con cui furono raccolti, analizzati e valutati gli elementi scientifici nel corso delle prime indagini.