Annegamenti, il mare non è l’unico pericolo: quando il lago e il fiume diventano trappole
In Italia oltre 300 annegamenti ogni anno. Scopri i rischi di laghi e fiumi e le regole di prudenza per godere la natura in sicurezza.

Ogni anno in Italia oltre trecento persone muoiono annegate. Un dato allarmante che emerge dal rapporto dell’Osservatorio per la prevenzione degli annegamenti dell’Istituto superiore di sanità e che spesso resta confinato ai margini della consapevolezza collettiva, soprattutto quando si pensano solo ai pericoli del mare. Laghi e fiumi rappresentano tuttavia insidie sottovalutate, ambienti che richiedono una preparazione e un’attenzione particolare prima di avventurarsi in acqua, specialmente durante le vacanze estive quando cresce il numero di persone che si avvicina a questi specchi d’acqua.
La percezione del rischio, secondo quanto riportato da iO Donna, tende a concentrarsi sugli arenili oceanici, lasciando in ombra gli ambienti fluviali e lacustri. Eppure sono proprio laghi e fiumi a presentare caratteristiche idrologiche molto diverse dal mare, spesso più imprevedibili e difficili da leggere anche per chi ha esperienza. Le correnti, la profondità variabile, la visibilità ridotta dell’acqua dolce e la temperatura più fredda in profondità possono trasformarsi in trappole letali se non si conoscono le insidie nascoste sotto la superficie.
Le insidie nascoste di laghi e fiumi
I laghi presentano dinamiche proprie che li rendono pericolosi. Nonostante l’assenza di maree e onde tipiche del mare, la profondità può variare bruscamente, creando zone dove il fondale scende verticalmente. Chi nuota in acque dolci non sempre conosce questi cambiamenti improvvisi e rischia di trovarsi d’improvviso dove non tocca il fondo. Inoltre, molti laghi sono alimentati da sorgenti fredde in profondità: entrare in zone più profonde significa esporsi a sbalzi termici che possono provocare shock termico e perdita di consapevolezza.
I fiumi rappresentano una sfida ancora maggiore. Le correnti, spesso sottovalutate a occhio nudo, possiedono una forza capace di trascinare via persone anche forti nuotatori. Le sponde possono nascondere vortici e controcorrenti che creano zone di rischio invisibili in superficie. La visibilità ridotta dell’acqua dolce, frequentemente torbida, impedisce di valutare correttamente la profondità e di individuare ostacoli sommersi come rami, rocce o detriti.
Norme di prudenza e buone abitudini
Per godere della natura senza correre pericoli inutili durante le vacanze, è essenziale conoscere e applicare un insieme di regole fondamentali. Non avvicinarsi mai all’acqua da soli rappresenta la prima norma universale di sicurezza. Entrare in laghi o fiumi richiede la presenza di almeno un altro nuotatore consapevole, meglio se con esperienza, che possa intervenire in caso di difficoltà.
Prima di immergersi occorre informarsi sulle caratteristiche specifiche del luogo: profondità, correnti, zone particolarmente pericolose, temperatura dell’acqua. In molti laghi esistono zone delimitate per la balneazione, contrassegnate da boe o bandiere. Queste aree sono state selezionate per motivi di sicurezza e vanno rispettate rigorosamente. Uscire da questi perimetri significa esporsi a rischi aumentati: fondi insicuri, correnti nascoste, mancanza di sorveglianza.
Indossare un giubbotto di galleggiamento, anche se si è nuotatori esperti, fornisce un margine di sicurezza supplementare. Per i bambini è obbligatorio; per gli adulti rimane una scelta prudente che riduce il rischio di affaticamento e panico in caso di difficoltà impreviste. Occorre inoltre verificare le proprie condizioni fisiche: non entrare in acqua se stanchi, affamati, dopo l’assunzione di alcol o in cattive condizioni di salute.
Anche il timing conta: evitare di bagnarsi nelle ore di pieno caldo o subito dopo aver mangiato abbondantemente aiuta a prevenire malori. Osservare le previsioni meteo e non avvicinarsi all’acqua se le condizioni climatiche sono instabili rappresenta un’ulteriore tutela, specialmente per fiumi e laghi dove l’aumento di portata può essere repentino e pericoloso.
Conoscere le tecniche di base per la propria sicurezza in acqua e, se possibile, frequentare corsi di nuoto o di primo soccorso rafforza la consapevolezza e le competenze. La prevenzione degli annegamenti parte dalla consapevolezza: informarsi significa proteggere se stessi e chi ci circonda, trasformando ogni momento trascorso in contatto con la natura da un’attività rischiosa in un’esperienza sicura e consapevole.
