Sgomberata la tendopoli di San Ferdinando, i braccianti trattati come pacchi da spostare
Sgomberata la tendopoli di San Ferdinando, i braccianti trattati come pacchi da spostare. Emergency denuncia mancanza di prospettive.

Un’operazione in più fasi, senza confronto con i braccianti
La tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria, è stata sgomberata tra lunedì 27 e mercoledì 29 luglio. L’operazione, effettuata in base a due decreti di marzo rientranti nell’ambito del Decreto Caivano, ha colto di sorpresa i circa 100 braccianti che vivevano nell’area. La maggior parte di loro è stata trasferita temporaneamente nelle “Palazzine” di Rosarno, strutture costruite nel 2019 per accogliere migranti, ma finora mai utilizzate. Lo sgombero è avvenuto in più fasi, con i primi trasferimenti iniziati lunedì, seguiti da altre decine di persone martedì e la conclusione mercoledì. Al momento, nella tendopoli non ci sono più persone, ma non è chiaro se tutti abbiano trovato una sistemazione alle “Palazzine”. La mancanza di un confronto serio con i braccianti ha alimentato l’incertezza e l’inquietudine.
Condizioni di vita precarie, senza dignità
La tendopoli ospitava braccianti che vivevano in tende e baracche costruite con materiali di scarto, senza servizi essenziali. Molti di loro erano pagati in nero, a cottimo, per cifre irrisorie. La situazione era drammatica: nessuna struttura, nessun accesso a acqua corrente o elettricità, e condizioni igieniche assenti. La presenza di Emergency, che era presente nell’area dal 2011 con un piccolo presidio sanitario, ha denunciato la mancanza di prospettive durature. «Negli ultimi giorni abbiamo percepito molta incertezza e inquietudine», ha sottolineato Mauro Destefano, coordinatore del progetto Calabria di Emergency. «Abbiamo visto tanti fare la spola avanti e indietro dalle “Palazzine”, e anche tra quelli che erano certi di avere un posto c’era smarrimento, un elemento che ci fa capire che non c’è stato un confronto serio con i braccianti prima di effettuare lo sgombero. Invece, sono stati trattati come pacchi da spostare».
Un’esperienza ciclica, con rischi per la salute e la stagionalità
La tendopoli di San Ferdinando non è la prima volta che viene sgomberata. Era stata distrutta tre volte, l’ultima nel 2019, ma i braccianti non avevano un posto dove andare, e le autorità furono costrette a approntare una nuova tendopoli, questa volta dotata di acqua corrente, elettricità e badge per l’accesso. Tuttavia, rapidamente intorno all’area si sono riformate altre tende e baracche, e l’agglomerato è rinato tale e quale. La situazione è ricorrente e rischia di ripetersi. Emergency denuncia che il superamento della tendopoli è un elemento positivo a metà: se da un lato mette fine a un contesto di vita privo di dignità, dall’altro gli enti competenti non hanno ancora illustrato i prossimi sviluppi, alimentando l’incertezza.
La stagionalità dei raccolti autunnali e invernali rappresenta un rischio per la salute e la stabilità dei migranti.
Un progetto in costruzione, ma non sufficiente
A San Ferdinando, tra un anno e mezzo dovrebbe essere pronta la Fattoria Solidale, un progetto finanziato con i fondi del Decreto Caivano bis. Tuttavia, il numero di posti disponibili (circa 200) è insufficiente a ospitare i migranti presenti fino a oggi, e non copre i picchi stagionali. Emergency teme che la Fattoria Solidale possa diventare un nuovo “ghetto”, come accaduto in passato. «Dove andranno?», si chiede Destefano, sottolineando l’incertezza su dove i migranti potranno trovare una sistemazione stabile. La situazione richiede una soluzione definitiva, non solo temporanea, per garantire il rispetto dei diritti umani e la salute di tutti i soggetti coinvolti.
