Inflazione al 3%, stipendi fermi al 2,5%: il potere d’acquisto dei lavoratori si riduce
Inflazione al 3%, stipendi fermi al 2,5%: il potere d’acquisto dei lavoratori si riduce

L’inflazione si muove a un ritmo superiore rispetto all’aumento dei salari, con un divario che mette in discussione il potere d’acquisto dei lavoratori. Mentre i prezzi salgono al 3%, gli stipendi si fermano al 2,5%, un differenziale che interrompe il recupero del potere d’acquisto eroso nel 2022-2023. La Banca d’Italia ha recentemente sottolineato un rallentamento dei consumi e degli investimenti, stimando una crescita economica per il 2026 tra lo 0,5 e lo 0,6 per cento, frenata dal rincaro dell’energia e dall’incertezza geopolitica.
Contratti pirata e contrattazione: il dibattito tra sindacati e imprese
Il dibattito tra sindacati e imprese si concentra su temi chiave come il contrasto ai contratti pirata, il rafforzamento della contrattazione e la partecipazione dei lavoratori. Il primo incontro tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, insieme a quattordici associazioni datoriali, ha segnato un passo avanti, ma non un’intesa definitiva. Sono state fissate sette riunioni a settembre per cercare un nuovo accordo quadro su contrattazione e rappresentanza. Le parti condividono la diagnosi sull’urgenza salariale e industriale, ma devono decidere chi paga il recupero delle retribuzioni.
Salari e crescita: un equilibrio fragile
La spinta alla crescita proviene soprattutto dai mercati esteri, mentre la domanda interna resta debole. A maggio l’industria ha guadagnato lo 0,6 per cento in valore e lo 0,3 in volume sul mese precedente; su base annua l’aumento è del 5,3 per cento, ma si riduce all’1,5 depurandolo dall’effetto dei prezzi. Nei servizi il progresso tendenziale passa dal 3,9 per cento nominale all’1 per cento reale. Il trimestre marzo-maggio mostra una crescita del fatturato industriale del 2,3 per cento in valore, ma un calo dello 0,7 in volume.
Il calendario non è ancora un’intesa, ma le parti condividono la diagnosi sull’urgenza salariale e industriale. Devono decidere chi paga il recupero delle retribuzioni, quanto spazio assegnare ai contratti nazionali e a quelli aziendali, come legare produttività e aumenti e quale ruolo affidare alla legge. Le divergenze si fanno sentire soprattutto sul rapporto tra politica industriale, vincoli ambientali, redistribuzione e competitività. La segretaria del Pd, Elly Schlein, e il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, hanno trovato terreni comuni sulla necessità di aumentare i salari, accelerare sulle rinnovabili, fermare i contratti pirata e difendere l’industria europea dalla concorrenza sleale cinese. Tuttavia, divergono su come determinare le soglie salariali: Schlein sostiene il salario minimo per legge, mentre Orsini preferisce affidare la decisione alla contrattazione. Questo contrasto riflette una profonda differenza di visione tra i due attori politici.
- La Banca d’Italia stima una crescita tra lo 0,5 e lo 0,6 per cento per il 2026.
- Il PIL del secondo trimestre 2026 cresce del +0,1% su base trimestrale.
- Il differenziale tra inflazione e salari è politicamente pesante.
