La Russa cerca mediazione su emendamenti, ma FI non dà il via libera

La Russa cerca mediazione su intercettazioni e preferenze, ma manca il sì di FI.

Senato, parlamentari, dibattito su legge elettorale e emendamenti
Senato, parlamentari, dibattito su legge elettorale e emendamenti

La giornata parlamentare si è chiusa con rinvii, poche certezze e un clima di tensione tra i gruppi di governo. Ignazio La Russa, presidente del Senato, ha continuato a vestire i panni del mediatore, cercando di trovare un accordo su due temi chiave: le intercettazioni e le preferenze elettorali. Tuttavia, il sì di Forza Italia non è arrivato, ostacolando i passi avanti nella riforma della legge elettorale. La mancanza di un consenso tra i partiti ha lasciato il dibattito in sospeso, con l’incertezza su quando e come potrebbe essere affrontato il tema.

La mediazione su intercettazioni e preferenze

La Russa ha sottolineato che l’emendamento proposto da Fratelli d’Italia e Noi moderati sulle intercettazioni a strascico, voluto su input del procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo, è una formula di mediazione democratica. «Credo che al 99% quell’emendamento debba essere dichiarato non proponibile», ha detto, ma ha rassicurato che non intende «togliere le castagne dal fuoco per la maggioranza». L’emendamento, che mira a estendere il perimetro sull’uso delle registrazioni relative ai reati di mafia e terrorismo, è stato congelato, nonostante le intenzioni iniziali di inserirlo nel dl Omnibus in Cdm il 4 agosto.

La questione, più che risolta, sembra essere stata congelata. La disposizione, secondo le intenzioni dei meloniani, sarebbe dovuta finire tra le pieghe del dl Omnibus, in Cdm il 4 agosto, ma alla fine non ci sarà. Stesso destino per la norma, sempre targata FdI, pensata per rendere più snelle le procedure per il sequestro degli smartphone in caso di reati di mafia e terrorismo. Idea che va in direzione opposta rispetto al ddl dell’azzurro Pierantonio Zanettin, fermo in commissione Giustizia alla Camera dal 2024.

La legge elettorale e il nodo delle preferenze

Lo scoglio più grande resta, ancora una volta, la legge elettorale. La Russa ha difeso l’emendamento sulle preferenze, bocciato in Aula, sostenendo che è una soluzione accettabile per tutti se i due generi venissero rappresentati al 50%, o al 60% e 40%. «Non è una mediazione, ma è quello che io penso», ha aggiunto. Tuttavia, il dibattito non ha portato a un accordo, e i senatori azzurri hanno avanzato la richiesta di vedere l’emendamento prima di presentarlo, per evitare ulteriori ritardi.

La riunione tra Antonio Tajani e i senatori azzurri ha concluso con un verdetto parziale: il «nì» sulle preferenze. «Abbiamo fatto un lungo ragionamento e chiediamo agli alleati un incontro per conoscere prima le intenzioni sull’emendamento», ha spiegato Roberto Rosso, in prima linea sul dossier. L’assenza di un consenso tra i partiti ha alimentato il malessere tra i senatori forzisti, che si sentono poco coinvolti nelle trattative. Tajani, inoltre, ha parlato con la premier e con Matteo Salvini nel vertice a Palazzo Chigi, cercando di trovare una via d’uscita.

La mancanza di un accordo tra i partiti ha lasciato il dibattito in sospeso. La situazione appare complessa e non risolubile in fretta. La Russa, pur cercando di mediare, non ha potuto evitare la tensione tra i gruppi di governo, con il rischio di ulteriori ritardi nella riforma della legge elettorale. La legge elettorale rimane un tema dibattuto senza un consenso. La mancanza di un sì da parte di Forza Italia ha messo in discussione l’effettiva possibilità di trovare un accordo, con il provvedimento che arriverà in Aula il 9 settembre e il voto finale previsto per il 15.