Vittorio Sereni, un inedito ritrovato tra poesia e amicizia
Un inedito di Vittorio Sereni ritrovato in un archivio, rivelando la sua poetica giovanile e l’amicizia con Piero Gazzola.

Vittorio Sereni, il poeta degli Strumenti umani e direttore letterario della Mondadori, ha lasciato un inedito ritrovato in un archivio, che restituisce un’immagine nitida del suo arrivo a Milano. Il 5 febbraio 1934, poco più di ventenne, dedicò all’amico Piero Gazzola una raccolta dattiloscritta di diciotto poesie, disposte in ordine cronologico, che rappresenta il primo tentativo di mettere in bella copia la propria produzione giovanile. Le poesie provengono per la maggior parte dai “quaderni verdi”, un diario poetico che Sereni tenne negli anni bresciani e regalò a Lilia, la sua musa. L’archivio, conservato nella casa di San Ciriaco in Valpolicella, testimonia una viva passione per le lettere e un’amicizia intensa con Gazzola, che fu anche suo mentore.
Un inedito tra poesia e storia
Il dattiloscritto donato a Piero Gazzola sceglie alcune delle poesie dei “quaderni verdi”, a volte modificandone i testi e i titoli, e le riutilizza per dar vita a un “romanzo” stagionale che si conclude con la Cantilena di dicembre, un componimento in versi liberi. Questa poesia, che dialoga retrospettivamente con la figura di Lilia, sottolinea la datazione «Dicembre 1933» e il luogo indicato, Milano. Gli ultimi due testi segnano una netta svolta rispetto ai “quaderni verdi”: alla Cantilena di dicembre segue infatti, con la dedica «A Giovanni Maria Bertin», un testo dal titolo emblematico, Poesia della grande città, probabilmente il più interessante della raccolta.
La poesia della grande città
Poesia della grande città è un inedito che affronta a viso aperto il paesaggio sonoro della città moderna, con parole come «asfalto», «velivoli», «telegrafi», «acciaio», «stazioni», «elettriche», «sassofoni». La poesia, che si apre con «uno scroscio di piova», sembra evocare la traccia delle prime letture di Montale, ma si distingue per la sua originalità e per il suo legame con l’esperienza di Sereni a Milano. La poesia descrive un mondo in movimento, con i soldati, i ricordi dei laghi e la bellezza della vita nuova. La sua struttura e i temi anticipano le opere mature del poeta, come Strumenti umani.
La poesia, trascritta integralmente grazie alla gentile concessione di Giovanna Sereni e dei figli di Gazzola, offre un’immagine intima del giovane Sereni, appena arrivato a Milano e in cerca di un’identità poetica. L’archivio Gazzola offre altre testimonianze di questo ambiente studentesco, nel quale la poesia aveva una circolazione speciale, nel segno dell’amicizia. L’amicizia tra Sereni, Gazzola e altri giovani poeti fu un’esperienza cruciale per la formazione di Sereni, che si trovò a confrontarsi con le istituzioni fasciste e con lo spazio franco dell’Università.
Il ritrovamento di questo inedito non solo arricchisce la conoscenza della poetica di Sereni, ma anche della sua relazione con un amico che lo accompagnò nei primi anni di vita a Milano. L’archivio, con le sue poesie e dediche, rappresenta un’importante testimonianza della sua giovinezza e della sua passione per le lettere. Il dattiloscritto, con le sue poesie e le sue dediche, è un ricordo di un’epoca in cui la poesia era un’esperienza condivisa e un’amicizia duratura. La sua scoperta è un momento di riconciliazione con il passato, un ritorno a un’età in cui la poesia era un’arma di resistenza e di speranza.
