La difesa dei minorenni dagli esempi sociali degli adulti
Un dibattito su come proteggere i giovani dai contenuti di adulti, con riferimenti a politici e cultura.

Il dibattito sull’educazione dei minorenni nei confronti dei contenuti sociali degli adulti si fa sempre più acceso. Il tema, affrontato da Giorgio Oldoini il 2 agosto 2026, si pone come un dovere morale: come proteggere i giovani da un mondo in cui i leader politici, i media e le figure di riferimento sembrano spesso contraddire i valori che dovrebbero essere trasmessi. La questione non riguarda solo la privacy o la sicurezza online, ma anche la capacità dei giovani di distinguere tra il bene e il male, tra l’onestà e la manipolazione.
La difesa dei giovani da un mondo adulto
Oldoini sostiene che i minorenni siano stati privati del diritto alla trasmissione dei valori familiari e culturali, un patrimonio che, secondo lui, dovrebbe essere custodito e trasmesso da entrambi i genitori. La sua preoccupazione si estende anche ai social media, che, a suo avviso, divulgano contenuti di violenza, menzogne e opportunismo, spesso rappresentati da figure politiche come Macron, Trump e Putin. L’unico mezzo di tutela, secondo l’autore, sarebbe l’oscuramento di tali piattaforme, ma non si tratta di un’azione semplice né immediata. La generazione attuale, afferma Oldoini, possiede una morale che sovrasta la politica degli Stati. Questo, però, non significa che non possa essere manipolata da gruppi o individui che agiscono per interessi particolari. Il dibattito si fa più complesso quando si considera il ruolo dei media e della cultura, che, a volte, non offrono un’immagine positiva dei giovani, ma li presentano come una minaccia o come una generazione in crisi. La Beatrice di Dante, simbolo di rispetto e idealismo, rappresenta un’alternativa a questa visione.
La moralità dei giovani non è un’opinione, ma un dato di fatto.
Oldoini ricorda che i giovani di oggi sanno che, in caso di guerra, saranno loro a dover scendere in trincea. Il milione di morti in Ucraina è un esempio concreto di questa realtà. La sua preoccupazione non si limita al presente, ma si estende al futuro, in cui i giovani potrebbero essere costretti a combattere per un mondo che non sembra rispettare i loro valori. La sua richiesta è chiara: i politici e i giudici devono essere “intelligenti”, non solo per il loro quoziente intellettuale, ma per la loro capacità di comprendere e rispondere ai bisogni sociali.
La guerra e il ruolo dei giovani
La sua visione è radicata in un’idea di civiltà che non si basa solo su regole legali, ma anche su un’educazione morale. La difesa dei minorenni non può limitarsi a limitare l’accesso ai social, ma deve includere una riflessione su come i giovani vengono formati e guidati. La sua critica si rivolge anche a movimenti che, pur avendo buone intenzioni, non riescono a comprendere le complessità del mondo in cui vivono i giovani. La sfida, in conclusione, è trovare un equilibrio tra libertà e protezione, tra educazione e responsabilità.
La preoccupazione di Oldoini si estende anche al turismo di massa e alla distruzione del territorio, che, a suo avviso, non è mitigata da tasse più severe. Anche se si tenti di limitare l’uso dei social da parte dei minorenni, non si può ignorare il ruolo dei media e della televisione, che continuano a influenzare le scelte e i comportamenti dei giovani. La stessa Chiesa cattolica si preoccupa di questa situazione, temendo che i giovani si abituino a usare la violenza più del cervello e della tolleranza.
La sua critica si rivolge anche a figure come i politici USA repubblicani e democratici, che partecipano ai festini organizzati da individui come Epstein, un pedofilo suicida condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, di cui si dà ampio risalto fotografico nelle cronache scandalistiche internazionali, senza alcun tipo di censura a tutela degli adolescenti. Altra cosa è combattere una società socialmente repressa, come quella Vittoriana inglese che condannava al carcere Oscar Wilde in quanto omosessuale. Il genio del paradosso ammoniva: “guai a non giudicare dalle apparenze”. I giovani hanno il diritto di giudicare la società in cui vivono per quello che vedono, e non è certo un bel vedere. Come può un insegnante educare ai principi dell’uguaglianza e della solidarietà sociale, quando i dirigenti politici predicano l’importanza del profitto come movente delle azioni umane, al punto di incoraggiare e accrescere il naturale egoismo dell’uomo?
