I bambini con talento: come riconoscerli e supportarli

I bambini con talento esistono e possono essere supportati. Come riconoscerli e gestire il loro dono.

Bambini con talento in un laboratorio di ricerca a Pavia, con esperti e genitori
Bambini con talento in un laboratorio di ricerca a Pavia, con esperti e genitori

Il talento non è solo una caratteristica rara, ma una realtà che si trova tra noi, spesso senza essere riconosciuta. I bambini come Mary Adler, protagonista del film Gifted, esistono e sono tra noi, con un dono che può essere ingombrante ma anche straordinario. A Pavia, nel 2009, è nato il Lab-Talento, un laboratorio che si occupa di ricerca e sviluppo del potenziale, talento e plusdotazione. È il punto di riferimento nazionale per famiglie e scuole, offrendo strumenti per comprendere e supportare i bambini con un’abilità particolare.

Un dono ingombrante

La plusdotazione, come spiega la professoressa Maria Assunta Zanetti, è determinata biologicamente e non fa distinzioni di classe o provenienza. Tuttavia, il talento non è sempre facile da gestire. I bambini con un’abilità avanzata spesso si sentono diversi, isolati o sovraccarichi. «Il talento non va sotterrato ma portato a dare fruito», afferma Zanetti, ricordando che il successo arriva solo se il dono viene socializzato. Per questo, il Lab-Talento promuove l’idea di bisogni educativi speciali, non classi speciali, e si oppone a una visione che riduca il talento a un problema da risolvere.

La scuola gioca un ruolo cruciale nel supporto dei bambini con talento. «Non devi accelerare, ma neanche mortificare», spiega Sara Sparaciari, responsabile dell’Area Valutazione. I genitori, spesso, si sentono in colpa per non riuscire a comprendere il loro figlio. «A volte si pensa che non si possa farci niente, ma in realtà esistono strumenti e percorsi», dice. Il Lab-Talento organizza laboratori, consulenze e formazione per insegnanti, aiutando a creare un ambiente in cui il talento non è un fardello, ma una risorsa. «Un 130-140 di Q.I. non deve diventare stigma», ricorda Sparaciari.

La valutazione e il contesto

La valutazione, che non si effettua prima dei sei anni e con il consenso dei genitori, è un processo che considera non solo l’intelligenza, ma anche l’emotività e il contesto. «Un bambino può essere brillante, ma non necessariamente felice», spiega Zanetti. L’obiettivo è accompagnare, non accelerare, e permettere a ogni bambino di crescere in armonia con se stesso e con gli altri. La storia di alcuni genitori e bambini raccontati durante un laboratorio del Lab-Talento mostra come il talento possa essere un dono difficile da gestire. «A un anno e mezzo, Leonardo leggeva le targhe di quattro cifre», racconta una madre. «La gente mi fermava: “Ma legge i numeri?”». Il talento, però, non è solo una capacità intellettiva, ma anche una sfida emotiva. «Il cervello non si spegne mai», dice la madre, descrivendo il figlio che si sente in dovere di dare sempre il massimo, anche se nessuno glielo chiede.

Il Lab-Talento, con il suo impegno, cerca di offrire un sostegno concreto, non solo a chi ha un talento, ma anche a chi si sente in difficoltà. «La risposta migliore è “cerchiamo insieme”», dice un genitore, riferendosi a un momento in cui non sapeva come aiutare il figlio. L’esperienza di questi genitori e bambini mostra che il talento, se riconosciuto e supportato, può diventare una risorsa, non un problema. E questo, come ricorda la parabola, è il modo in cui il talento può dare frutto.

La parola chiave del Lab-Talento è la socializzazione del talento. «Non servono nuove leggi, basterebbe formare gli insegnanti su questo tema», dice Zanetti. L’obiettivo non è normalizzare, ma includere, tenendo insieme le differenze. «Il talento non è un problema, ma una risorsa», conclude. Ecco perché il Lab-Talento, con i suoi laboratori, consulenze e formazione, è un punto di riferimento per chi cerca di comprendere e supportare i bambini con un dono straordinario.