Lavoro e disoccupazione in India: “Mi vergono di essere senza lavoro”
Lavoro e disoccupazione in India: la frustrazione dei giovani che non trovano lavoro e si sentono inutili.

La disoccupazione e la frustrazione dei giovani indiani si fanno sentire con forza. Satyam Chaubey, un 28enne che vive in Uttar Pradesh, racconta di sentirsi inutilizzato e di non riuscire a trovare un lavoro stabile. La mancanza di un posto di lavoro, spiega, lo pesa molto, tanto da farlo sentire depresso e in colpa nei confronti della famiglia. “Mi vergono di essere senza lavoro”, dice. La sua storia è solo una delle tante che testimoniano una crisi del mercato del lavoro in un Paese che, nonostante un forte tasso di crescita economica, non riesce a convertire questa crescita in opportunità per i giovani.
La pressione del sistema educativo e del mercato del lavoro
Chaubey ha studiato ingegneria, ma non ha mai trovato soddisfazione nel suo lavoro. Dopo il diploma, ha superato un esame per entrare nel servizio pubblico, ma i risultati sono stati annullati a causa di irregolarità. Ha proseguito con un master in economia, ma senza un piano preciso. “Voglio solo un lavoro”, dice. Tuttavia, il sistema pubblico è saturo e i posti sono quasi tutti assegnati in anticipo, spesso a chi ha relazioni o appartenenze specifiche. Chaubey, come tanti altri, si trova in una situazione di blocco, senza un’alternativa reale.
La pressione sociale, però, è forte: i genitori e i familiari spesso valutano un figlio solo in base al suo reddito stabile. Per Chaubey, questa pressione è un ulteriore peso. “Per Eltern oder enge Familienangehörige ist man nur von Wert, wenn man ab einem bestimmten Alter als Angestellter ein festes Einkommen erzielt”, dice. La sua disoccupazione non è solo un problema economico, ma anche un problema di identità. “Mi vergono di essere senza lavoro”, dice. La mancanza di un lavoro stabile lo tormenta ogni giorno.
La protesta e la crisi del sistema educativo
La frustrazione ha portato a una protesta, nota come “Kakerlaken” (letteralmente “cicogne”), che ha visto migliaia di giovani prendere le strade per chiedere riforme al sistema educativo e al mercato del lavoro. La protesta ha avuto un effetto significativo, portando al ritiro del ministro dell’istruzione e a una serie di modifiche al sistema delle prove d’ingresso alle università. Tuttavia, per molti, il movimento non è ancora finito. “Questo è solo l’inizio”, dicono alcuni manifestanti.
La situazione è aggravata dal fatto che il sistema educativo, pur essendo esteso, non garantisce un’occupazione. Molti studenti si preparano per esami come il NEET, che dà accesso a studi medici, ma la concorrenza è estrema. Ogni anno, più di un milione di persone si qualificano, ma i posti disponibili sono solo circa 140.000. La mancanza di opportunità ha portato a una crisi di senso, con molti giovani che si sentono inutili e senza futuro.
Chaubey, come tanti altri, vive in una situazione di precarietà. Lavora in modo informale, vendendo souvenir online, in call center o dando lezioni di ripetizione. Tuttavia, il suo reddito non è sufficiente per sostenere una famiglia. “Oggi è difficile provvedere a me stesso – come potrei provvedere a una famiglia?”, si chiede. La sua disoccupazione non è solo un problema economico, ma anche un problema di identità. La mancanza di lavoro lo rende depresso e in colpa. La protesta ha avuto un effetto positivo, ma non ha risolto i problemi. Molti giovani, come Chaubey, continuano a sentirsi inutili e senza speranza. La situazione in India è complessa e richiede una soluzione a lungo termine. Per ora, però, i giovani continuano a lottare, sperando che il loro grido venga ascoltato.
