Il suono perduto degli strumenti antichi si riprende grazie alla tecnologia

Ricerca scientifica e tecnologie innovative permettono di ricostruire il suono degli strumenti musicali antichi, salvaguardando i reperti originali.

Un artigiano suona una replica di un fluto antico, mentre un ricercatore osserva i dati di scansione 3D
Un artigiano suona una replica di un fluto antico, mentre un ricercatore osserva i dati di scansione 3D

Il suono degli strumenti musicali antichi, una volta perduto per millenni, sta ritrovando voce grazie a una combinazione di tecnologie innovative e lavoro di ricerca. Per decenni, gli esperti hanno tentato di suonare gli strumenti che sono arrivati fino a noi, ma i risultati erano spesso deludenti. Oggi, grazie a metodi digitali e a collaborazioni tra musei, università e artigiani, è possibile ricostruire il suono originale senza danneggiare i reperti. A Boston, un gruppo di ricercatori del MIT e del Museum of Fine Arts (MFA) ha sviluppato un sistema che permette di creare copie suonabili di strumenti antichi, senza toccare gli originali.

La tecnologia al servizio della musica antica

Il MFA, che ha iniziato a raccogliere strumenti musicali nel 1917, oggi conserva poco più di 1.450 reperti provenienti da sei continenti, il più antico dei quali risale al 1550 avanti Cristo. Per poter suonare gli strumenti senza rischi, i ricercatori hanno sviluppato un metodo che utilizza la scansione 3D e la stampa in 3D. Il ricercatore Benjamin Sabatini e il professore Mark Rau hanno proposto a Jared Katz, curatore degli strumenti musicali del MFA, di utilizzare un macchinario industriale per TAC, simile a quello utilizzato in medicina, per ottenere immagini dettagliate anche delle cavità interne degli strumenti.

Le copie stampate in 3D vengono poi usate come modelli per fabbricare stampi in gesso, dentro i quali si cola argilla liquida per ottenere repliche in ceramica. Il primo risultato presentato in pubblico è stato un fischietto della cultura Paracas, una ceramica peruviana databile fra il 600 e il 175 avanti Cristo, suonato a un evento del MIT nel novembre del 2025. Finora è stata scansionata una trentina di strumenti e l’obiettivo è arrivare almeno a cento; il gruppo – che nel frattempo ha ricevuto un importante finanziamento – vorrebbe poi passare agli strumenti in legno, come i violini, lavorando con liutai locali su legname di crescita antica.

Ricostruzioni di strumenti antichi in tutto il mondo

Questo lavoro non è limitato al MFA. In Cina, dal 2007, un gruppo di ricercatori ha lavorato sulle campane di bronzo del marchese Yi di Zeng, un set di sessantaquattro campane risalenti al 433 avanti Cristo. Ogni campana produce due note diverse a seconda che venga colpita al centro o di lato, ma le campane sono troppo grandi e troppo preziose per essere sottoposte a esperimenti diretti. I ricercatori hanno quindi utilizzato modelli al computer per calcolare come si propagano le vibrazioni e quindi come suonano nel complesso.

Il lavoro di ricostruzione richiede molti tentativi. Il trombonista scozzese John Kenny, che suona il carnyx da trent’anni, ha raccontato che la prima ricostruzione produceva un suono sgradevole, e che la seconda è costata 28mila sterline e ha richiesto a un artigiano quattrocento ore di martellatura a mano. Kenny ha inciso un disco, Dragon Voices, e continua a portarlo in concerto. Inoltre, in Inghilterra, nel 1939, un trombettiere dell’esercito britannico, James Tappern, ha provato a suonare due trombe trovate nella tomba di Tutankhamon, ma ha danneggiato gli strumenti durante le prove.

Questi esempi mostrano come la tecnologia e la collaborazione tra diversi settori stanno permettendo di recuperare il suono perduto degli strumenti antichi, senza compromettere i reperti originali. Il lavoro continua, con l’obiettivo di arrivare a cento strumenti ricostruiti e di estendere il progetto agli strumenti in legno, come i violini, lavorando con liutai locali su legname di crescita antica.