Appalto mensa a Castellammare usato per «sistemare» parenti dei boss

Appalto mensa a Castellammare svelato come sistema per sostenere familiari di boss camorristici. Indagini rivelano reti di connessioni con clan Gionta e Gallo-Cavalieri.

Appalto mensa a Castellammare svelato come sistema per sostenere familiari di boss camorristici. Indagini rivelano reti di connessioni con clan Gionta e Gallo-Cavalieri
Appalto mensa a Castellammare svelato come sistema per sostenere familiari di boss camorristici. Indagini rivelano reti di connessioni con clan Gionta e Gallo-Cavalieri

Castellammare di Stabia, 2 agosto 2026 – L’appalto per la refezione scolastica, con un valore di 9,1 milioni di euro, è stato svelato come un sistema per «sistemare» i parenti dei boss camorristici. La G.L.M. Ristorazione s.r.l., azienda vincitrice del bando, ha visto i suoi dipendenti collegati a familiari e affiliati di noti esponenti dei clan Gionta e Gallo-Cavalieri, nonché del clan D’Alessandro. L’indagine dei Carabinieri e dell’Ispettorato del Lavoro ha evidenziato una rete di connessioni che ha trasformato l’appalto in un «welfare di sostegno» per i vertici della criminalità organizzata.

Un sistema di sostegno per i familiari dei boss

La G.L.M. Ristorazione s.r.l., con sede in via Schito, ha visto i propri dipendenti collegati a familiari e affiliati di noti esponenti dei clan camorristici. Tra i nomi emersi, figurano figlie e mogli di pregiudicati di primo piano, tra cui la figlia di Antonio Elefante, elemento apicale del clan D’Alessandro. L’azienda, formalmente intestata a due figlie dell’imprenditore Ferdinando Parmentola, ha visto il padre rimanere il vero padrone occulto, nonostante l’uscita formale dalle gestioni. L’indagine ha rivelato come l’azienda fosse utilizzata per sostenere i familiari dei boss, creando un sistema di sostegno che si estende a Torre Annunziata e Castellammare di Stabia.

La rete di connessioni si estende a clan di primo piano

Le indagini hanno anche rivelato come l’elenco dei dipendenti assunti dalla G.L.M. Ristorazione s.r.l. fosse in realtà un elenco di familiari e affiliati di primo piano dei clan camorristici. Tra i nomi emersi, figurano anche la moglie e le figlie di pregiudicati di spicco, nonché una donna condannata per lesioni personali in concorso. L’azienda, pur formalmente intestata a due figlie, ha visto il padre Ferdinando Parmentola rimanere il vero padrone occulto, con un ruolo chiave nel controllo dell’azienda.

Episodi di violenza e minacce

Il sistema di sostegno non è rimasto senza conseguenze. Nella mattinata del 8 novembre 2024, un commando di ignoti ha aperto il fuoco contro la sede della G.L.M. Ristorazione, in via Traversa Schito n. 33, centrando tre furgoni utilizzati per il trasporto delle refezioni scolastiche. Sulle vetrate è stata lasciata una scritta inequivocabile: «POSA I SOLDI SPORCO». L’uso del genere maschile ha rivelato che il messaggio era rivolto a Ferdinando Parmentola, dimostrando che l’azienda era un mero maschere per evitare i guai giudiziari dell’imprenditore.

La violenza ha messo in luce la natura del sistema

La violenza ha messo in luce come l’appalto fosse utilizzato non solo per il lavoro, ma anche per sostenere i familiari dei boss. L’episodio ha confermato come l’azienda fosse un mezzo per sostenere i vertici della criminalità organizzata, con conseguenze gravi per la gestione pubblica. La G.L.M. Ristorazione s.r.l. è diventata un’azienda non solo per il lavoro, ma anche per il sostegno a familiari e affiliati di noti esponenti dei clan camorristici.

La vicenda ha messo in luce come l’appalto per la refezione scolastica sia diventato un mezzo per sostenere i familiari dei boss camorristici, creando una rete di connessioni che si estende a Torre Annunziata e Castellammare di Stabia. L’indagine ha rivelato come l’azienda fosse utilizzata non solo per il lavoro, ma anche per sostenere i vertici della criminalità organizzata, con conseguenze gravi per la gestione pubblica.