Il boom delle destre minaccia l’Unione europea, Trump celebra l’AfD in Germania
L’ascesa dell’estrema destra in Germania e Francia mette in discussione l’Unione europea, con Trump che celebra i successi di AfD.

Il successo dell’AfD in Germania e la crescente influenza delle forze di destra in Francia e Italia mettono in discussione la stabilità dell’Unione europea. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso soddisfazione per la vittoria del partito populista in Sassonia, mentre il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha annullato una telefonata programmata con lui, segno di tensioni crescenti. L’ascesa di questi movimenti, che si basano su una visione nazionalista e un rifiuto delle istituzioni europee, sembra spostare il centro della politica verso una posizione più estrema, minacciando la coesione dell’Unione.
La destra in Germania e la crisi del sistema politico
Le elezioni in Sassonia-Anhalt hanno scosso Berlino, con l’AfD che si conferma come forza politica crescente. Il leader del partito, Alice Weidel, ha attaccato il governo, definendolo “finito”, mentre Merz ha risposto con accuse di “pulizia etnica” basata sull’origine e sul colore della pelle. La Cdu, tradizionale partito di governo, ha rifiutato l’offerta di dialogo con l’AfD, mentre i rossobruni di BSW hanno accettato una collaborazione sostanziale. Questo scenario indica una crisi del modello politico tedesco, basato sulla moderazione e sull’idea che l’economia sociale di mercato possa assorbire i conflitti. La deindustrializzazione, i costi energetici e l’immigrazione hanno messo in difficoltà il sistema, rendendolo meno in grado di offrire alternative credibili a chi si sente abbandonato.
La Cdu, oppure il partito populista di sinistra BSW, può allora scegliere il ruolo di junior partner in una maggioranza guidata dalla destra euroscettica. La decisione viene presentata come realismo istituzionale e innovazione politica. In realtà, certifica che il sistema politico tedesco non riesce più a offrire un’alternativa credibile a chi interpreta il malessere sociale attraverso la sovranità, l’identità e il risentimento verso Bruxelles.
La Francia e il nazionalismo in forma
La Francia, pur rimanendo formalmente europea, sta vivendo una trasformazione sostanziale. La vittoria di Marine Le Pen alle elezioni presidenziali ha segnato un cambiamento di rotta, con il centro politico che appare esausto agli occhi degli elettori. Il presidente Emmanuel Macron, pur non volendo uscire dall’Unione né dall’euro, ha ridotto il peso della Commissione e ha cercato di riscrivere i rapporti di forza all’interno dell’Unione. La Francia, però, si è spostata verso una posizione più nazionalista, limitando gli impegni comuni su bilancio, difesa e transizione energetica.
Parigi non ha interesse a uscire dall’Unione né dall’euro: il costo economico e finanziario sarebbe troppo alto. Cerca invece di riscrivere dall’interno i rapporti di forza. Riduce il peso della Commissione, aumenta la conflittualità con la Germania, chiede deroghe nazionali, limita o azzera gli impegni comuni su bilancio, difesa comune e transizione energetica. La Francia resta europea nella forma, ma diventa nazionalista nella sostanza.
L’Italia non è immune da questa evoluzione. L’ascesa del generale Vannacci ha introdotto un fattore di instabilità, con il rischio di una frammentazione della destra e una perdita di coesione del centrodestra. Il primo scenario prevede governi deboli e coalizioni incapaci di mantenere una linea strategica, con il malcontento popolare che potrebbe crescere a favore di forze esterne. Il rischio più serio non è un’Europa apertamente ostile a se stessa, ma un’UE che continua a convocare conferenze sul proprio futuro mentre gli Stati, uno dopo l’altro, scelgono le ragioni del nazionalismo. L’ascesa delle destre, se non controllata, potrebbe portare a una divisione irreparabile dell’Unione europea, con conseguenze a lungo termine per la stabilità del continente.
