Casale Monferrato e l’eredità dell’amianto: bonifiche in corso, ma il mesotelioma continua a colpire

Casale Monferrato affronta l’eredità dell’amianto con bonifiche e ricerca, ma il mesotelioma rimane un problema drammatico.

Casale Monferrato, 40 anni dopo la chiusura dello stabilimento Eternit, continua a fare i conti con l’eredità tossica dell’amianto. Sebbene siano state completate gran parte delle operazioni di bonifica ambientale, il mesotelioma pleurico, il tumore causato dall’esposizione alle fibre di asbesto, continua a colpire decine di persone ogni anno. La città, simbolo della tragedia dell’amianto in Italia, ha dimostrato resilienza e impegno, ma il peso del passato resta ancora un problema drammatico.

Un impegno di bonifiche e ricerca

La lotta all’amianto si è articolata in due filoni principali: bonifiche e ricerca. Il Sito di interesse nazionale (Sin), che comprende 48 comuni tra le province di Alessandria, Vercelli e Asti, è ancora oggi interessato da una vasta operazione di bonifica. Secondo i dati forniti dal Comune di Casale Monferrato a inizio anno, al 31 dicembre 2025 sono stati rimossi oltre 1,89 milioni di metri quadrati di coperture e manufatti contenenti amianto, pari a circa 51.200 tonnellate di materiale conferito in discarica.

Le bonifiche hanno permesso di ridurre i rischi ambientali, ma non hanno cancellato gli effetti sanitari dell’esposizione. Nell’area del Monferrato casalese si registrano ogni anno circa 50 nuove diagnosi di mesotelioma pleurico, con decessi che si attestano intorno ai 40-50 l’anno nella sola città e raggiungono complessivamente i 55-65 considerando anche gli altri comuni del Sin. La ricerca continua a monitorare l’incidenza della malattia, che ha registrato una lenta diminuzione, ma il peso della malattia rimane rilevante.

La giustizia non ha ancora dato una risposta definitiva.

Un tasto dolente per la comunità

Questo, forse, è il tasto più dolente per la comunità monferrina. Perché finora mai nessuno è stato formalmente e definitivamente riconosciuto dai tribunati italiani come colpevole della tragedia, sia sul fronte ambientale sia su quello dei decessi cagionati. Stephan Schmidheiny, l’unico tra i proprietari dell’Eternit ancora in vita, nel 2012 è stato condannato a 16 anni di carcere per disastro ambientale. La pena è stata aumentata a 18 anni nel 2013, ma nel 2014 la Corte di Cassazione ha annullato la condanna dichiarando prescritto il reato. Al momento, Schmidheiny è a processo per il cosiddetto “Eternit bis”, accusato di singole morti asbesto-correlate. La Corte d’assise di Novara, nel 2023, lo ha condannato a 12 anni per omicidio colposo aggravato relativamente a 147 delle 392 morti esaminate, ma la condanna è stata ridotta a 9 anni e 6 mesi nel 2025. Il processo continua, con nuove udienze in attesa di decisioni definitive.

La comunità non si arrende, nonostante i ritardi.

Dieci anni fa, il 29 settembre 2016, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha visitato Casale Monferrato per inaugurare il parco “Eternot”, simbolo di memoria e rinascita. La visita ha rappresentato un riconoscimento istituzionale di una comunità che ha scelto di non rimuovere la propria tragedia, ma di trasformarla in impegno. La memoria, la resilienza e la consapevolezza sono i pilastri su cui si fonda il futuro di Casale Monferrato. Nonostante i progressi, il mesotelioma continua a colpire, e la giustizia non ha ancora dato una risposta definitiva. La comunità, però, non si arrende. La bonifica, la ricerca e la giustizia sono i tre pilastri su cui si costruisce il futuro, anche se il passato non si cancella mai.