Cassazione assolve colonnello Sabatino nel caso Cucchi, chiusura di un capitolo doloroso
Cassazione assolve colonnello Sabatino nel caso Cucchi, chiusura di un capitolo doloroso dopo 16 anni di battaglie

La Cassazione ha assolto il colonnello Lorenzo Sabatino nel processo per i depistaggi seguiti al pestaggio e alla morte di Stefano Cucchi, un caso che ha scosso l’opinione pubblica e ha acceso dibattiti su responsabilità, giustizia e sistema penale. La sentenza, emessa dalla Quinta sezione penale, ha accolto la richiesta della procura generale e ha annullato senza rinvio la sentenza di primo grado, ritenendo che il fatto non costituisca reato. Al contempo, i ricorsi presentati da altri carabinieri, tra cui Francesco Di Sano e Luca De Cianni, sono stati rigettati, mentre per il generale Alessandro Casarsa e altri è stata dichiarata l’inammissibilità. La decisione chiude un capitolo lungo 16 anni di battaglie giudiziarie, con un esito che ha suscitato reazioni forti da parte delle famiglie delle vittime e dei familiari di Stefano Cucchi.
Un processo che ha segnato la vita di tanti
La sentenza di ieri ha definitivamente chiuso un periodo di sofferenza e lotta per le famiglie di Stefano Cucchi e di altri che hanno subìto episodi di violenza in carcere. “Siamo partiti in quattro e siamo rimasti in due”, hanno ricordato i familiari, sottolineando come la battaglia non si sia limitata a un singolo caso, ma abbia abbracciato una serie di episodi di abuso e depistaggi. La decisione della Cassazione ha riconosciuto la verità di questi fatti, anche se non ha cancellato il dolore e la sofferenza vissuti. “Per questo oggi il nostro pensiero va a papà Giovanni e mamma Rita, che in quelle aule di tribunale abbiamo visto ammalarsi per poi, di quella sofferenza, morire”, hanno detto i familiari, ricordando come la lotta per la verità abbia avuto un costo umano elevato.
La giustizia ha riconosciuto la verità
La sentenza ha confermato che i carabinieri coinvolti nel caso avevano intenzioni non corrette, non cercando di approfondire la dinamica degli eventi ma di creare una realtà di comodo. “Nella catena degli accadimenti immediatamente precedenti, concomitanti e immediatamente susseguenti la stesura delle annotazioni incriminate, si sono verificate una serie di anomalie che hanno dimostrato l’intento di restituire una realtà di comodo”, ha sottolineato la sentenza della Corte di Appello. La Cassazione ha quindi riconosciuto che i fatti non costituiscano reato, ma ha anche confermato le condanne per alcuni carabinieri, mentre per altri è stata dichiarata la prescrizione. “Falsi e depistaggi oggi definitivamente riconosciuti dalla Suprema Corte di Cassazione”, ha commentato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano.
Un risultato concreto per le famiglie
La decisione ha anche portato a un risultato concreto: “Quello che conta ora è che a nessuna di queste persone sia mai più consentito di indossare una divisa né tanto meno di fare carriera”, hanno detto i familiari, sottolineando come la sentenza non solo abbia chiuso un processo, ma abbia anche imposto un limite alle carriere di chi ha partecipato a episodi di abuso. La lotta per la verità, però, non è finita: “Ma non siamo mai stati soli”, hanno ricordato, ringraziando la Procura di Roma, il Pubblico ministero Giovanni Musarò e il Procuratore generale Tomaso Epidendio, nonché l’associazione Cittadinanza Attiva, che ha supportato la famiglia per anni.
Un’esperienza che ha lasciato un segno
La sentenza ha chiuso un capitolo lungo 16 anni, durante i quali le famiglie hanno combattuto per la verità e per la giustizia. “Si chiude una parte della nostra vita fatta di impegno e anche tanto dolore”, hanno detto i familiari, ricordando come la battaglia abbia avuto un costo elevato. “E la dimostrazione che era giusto crederci, nonostante il prezzo altissimo che le nostre vite hanno dovuto pagare”, hanno aggiunto, sottolineando come la lotta non sia mai stata inutile. La decisione della Cassazione rappresenta un momento di chiusura, ma anche un passo avanti per una giustizia che, a volte, sembra lontana.
