Il club di scambio barche senza denaro che permette di esplorare il mondo

Un nuovo modello di condivisione per i velisti, basato su Knots e relazioni genuine.

Il club di scambio barche The SeaFolk, nato da un’intuizione di Ignacio López, permette ai proprietari di imbarcazioni di viaggiare nel mondo scambiandosi il tempo a bordo con un sistema a punti. Senza passaggi di denaro, ma con tanta passione e competenza condivisa, il progetto si basa su un’idea semplice ma rivoluzionaria: utilizzare la flotta esistente per ridurre i costi e aumentare l’esperienza di navigazione. L’obiettivo è creare una community esclusiva, dove i soci condividono non solo la barca, ma anche la conoscenza e la passione per il mare.

Un’equazione imperfetta del velista

Per molti armatori, possedere una barca a vela comporta costi fissi elevati a fronte di un utilizzo limitato. Ignacio López, l’ideatore del progetto, spiega che l’idea è nata da un “conto che non tornava”: “Ho una barca a vela di 42 piedi che mi costa circa 15.000 euro l’anno e passa gran parte dell’anno in porto. L’estate scorsa, per navigare in Grecia con la mia famiglia, ho speso altri 15.000 euro in un charter. Molti armatori vivono la stessa cosa: pagano una barca che usano poche settimane e, quando vogliono navigare altrove, pagano di nuovo”. Questo modello di consumo non è sostenibile, e The SeaFolk cerca di offrire una soluzione alternativa.

La moneta virtuale: i Knots

Il sistema di The SeaFolk si basa su un concetto innovativo: i Knots, punti virtuali che non si possono acquistare con i soldi. Chi mette a disposizione la propria imbarcazione guadagna Knots, che può poi riscattare per navigare a bordo di un’altra barca. Questo modello elimina il rischio di scivolare nel cosiddetto “charter mascherato”, dove si pagano costi elevati senza benefici reali. La condivisione non è solo un’alternativa economica, ma anche un’opportunità per esplorare nuovi luoghi e conoscere persone con competenze simili. Il club si ispira a piattaforme come HomeExchange o ThirdHome, ma si focalizza su un settore specifico: il velismo. L’obiettivo è creare una rete di armatori che si sostengono reciprocamente, riducendo i costi e aumentando la qualità delle esperienze in mare. Il progetto si basa su un’etica condivisibile che valorizza la flotta esistente, riduce l’impronta ecologica e restituisce al mare il suo valore più autentico: la condivisione tra marinai.

La navigazione internazionale comporta spesso un ginepraio di norme e cavilli burocratici, a partire dalla validità dei titoli di comando. The SeaFolk ha sviluppato uno strumento interno per verificare le patenti nautiche, incrociando 123 titoli con le normative di 42 bandiere. L’obiettivo è garantire la massima sicurezza e evitare brutte sorprese. “L’equivoco più frequente è pensare che conti la nazionalità di chi porta la barca. Invece conta la bandiera della barca: un italiano su una barca con bandiera spagnola o croata deve guardare la norma di quella bandiera, non quella italiana”, chiarisce López.

Per evitare problemi legali, The SeaFolk esegue le verifiche burocratiche a monte, prima che i soci entrino in contatto. Inoltre, per garantire la massima sicurezza, gli scambi avvengono attualmente con l’armatore a bordo o con l’ausilio di uno skipper professionista. Il bareboat puro tra soci sarà introdotto successivamente, ma per ora il focus è sulla condivisione e sulla responsabilità. Una delle ultime novità riguarda la comproprietà: i soci che condividono la proprietà di una barca possono ora condividere e gestire insieme lo stesso monte di Knots.

Il progetto si evolve costantemente, rispondendo alle esigenze dei soci. L’obiettivo è creare una rete di servizi collaterali, come pulizie, cambusa e skipper locali, pensati per offrire la stessa comodità del charter, ma con lo spirito del club. The SeaFolk porta con sé un importante messaggio di sostenibilità ambientale: “Sulla sostenibilità crediamo che la mossa più semplice sia usare meglio le barche che esistono già, invece di metterne in acqua di nuove per il charter”. Un’etica condivisibile che valorizza la flotta esistente, riduce l’impronta ecologica e restituisce al mare il suo valore più autentico: la condivisione tra marinai.