Ergastolo confermato per Oseghale: la Cassazione riconosce violenza sessuale e rifiuta sconti di pena
Cassazione conferma ergastolo per Oseghale per omicidio e violenza sessuale su Pamela Mastropietro.

Pamela Mastropietro, diciottenne romana scomparsa nel gennaio 2018, ha visto il suo caso chiudersi con la conferma dell’ergastolo per Innocent Oseghale, un cittadino nigeriano accusato di averla stuprata, uccisa e fatto a pezzi. La quinta sezione della Cassazione ha respinto il ricorso dell’imputato, riconoscendo l’aggravante della violenza sessuale e escludendo sconti di pena. La sentenza, arrivata dopo anni di dibattiti e processi, ha riconosciuto la responsabilità di Oseghale per l’omicidio e la violenza subita dalla vittima, che aveva scritto su Facebook: «Smetterò di fumare quando la realtà sarà più bella dei miei viaggi».
Violenza sessuale riconosciuta e ergastolo confermato
La Cassazione ha riconosciuto la violenza sessuale come aggravante del reato, confermando l’ergastolo per Oseghale. Il Dna del pusher è stato trovato sotto le unghie di Pamela, un elemento cruciale per la ricostruzione dei fatti. La sentenza ha anche escluso sconti di pena, nonostante l’imputato abbia negato l’omicidio e sostiene che la vittima sia morta per overdose. La madre di Pamela, Alessandra Verni, ha espresso sollievo e ha annunciato una fiaccolata il 30 gennaio per ricordare la figlia, in piazza Re di Roma, dove c’è una panchina dedicata a lei.
Processi e dibattiti durati anni
Dopo la condanna in primo e secondo grado all’ergastolo, con il riconoscimento della violenza sessuale, la Cassazione aveva disposto un nuovo processo per approfondire la questione. Lo scorso anno, la Corte d’Assise d’appello di Perugia ha confermato la pena. I legali della difesa, Umberto Gramenzi e Simone Matraxia, avevano chiesto un nuovo annullamento della sentenza, ma la pg Francesca Loy ha sottolineato che la motivazione della sentenza è insindacabile e logica. I magistrati hanno ritenuto credibili le confidenze fatte da Oseghale a un ex compagno di cella, secondo cui la vittima avrebbe minacciato di denunciarlo e lui l’avesse accoltellata per impedirle di andarsene.
La dinamica del delitto, ricostruita dai magistrati, ha incluso il fatto che Pamela, dopo essere stata stuprata, voleva fuggire ma era stata chiusa in casa da Oseghale. Il corpo smembrato è stato trovato in un fossato vicino a Macerata, dove i carabinieri hanno esaminato il Dna e hanno confermato che si trattava di Pamela. Oseghale, identificato grazie a una testimonianza e a una videosorveglianza, ha negato l’omicidio e ha sostenuto che la vittima fosse morta per overdose. I pm lo hanno definito un «acrobata della menzogna», elencando un lungo elenco di bugie che ha detto.
La madre di Pamela, dopo anni di appelli e dibattiti, ha espresso sollievo ma ha anche ribadito la sua battaglia per eventuali altre responsabilità. «Non voglio che esca di prigione tra soli 10 anni», ha detto. La famiglia, che ha vissuto un incubo, ha deciso di organizzare una fiaccolata il 30 gennaio per ricordare la figlia, in un luogo simbolo della sua vita. La vicenda di Pamela Mastropietro, una ragazza con disturbi di personalità borderline e schiava della droga, è diventata un caso emblematico di violenza e giustizia in Italia.
La sentenza della Cassazione ha chiuso un lungo percorso giudiziario, ma la famiglia non ha ancora trovato pace.
- Confermato ergastolo per Oseghale per omicidio e violenza sessuale
- Dna del pusher trovato sotto le unghie di Pamela
- La madre ha annunciato una fiaccolata il 30 gennaio
