Primo leone marino australiano positivo all’influenza aviaria: preoccupazione per il contagio tra le colonie
Primo caso di leone marino australiano positivo all’influenza aviaria: preoccupazione per il contagio tra le colonie.
Un leone marino australiano è risultato positivo all’influenza aviaria H5, segnando il primo caso registrato in Australia Meridionale. L’evento, avvenuto a Seal Bay sull’isola di Kangaroo Island, ha suscitato preoccupazione tra gli esperti, che temono un potenziale contagio tra le colonie di animali selvatici. L’animale è stato identificato durante una campagna di monitoraggio condotta dal Department of Primary Industries and Regions South Australia (PIRSA), che ha rilevato la presenza del virus in una serie di specie diverse, tra cui sterne e pinguini. Il caso rappresenta un elemento chiave per comprendere l’estensione del contagio.
Monitoraggio e prevenzione per evitare diffusione
Nonostante non sia stata ancora confermata una diffusione interna della malattia all’interno della colonia, le autorità stanno osservando con attenzione la possibilità che il virus possa trasmettersi tra gli animali in seguito a contatti diretti. L’ultimo caso, registrato a Seal Bay, rappresenta un elemento chiave per comprendere l’estensione del contagio. La zona ospita una delle più importanti colonie di leoni marini australiani, rendendo il caso particolarmente rilevante per la protezione della specie.
La sorveglianza epidemiologica assume un ruolo centrale nel seguire l’evoluzione della situazione.
Al momento, non sono stati segnalati nuovi casi all’interno della colonia, ma la sorveglianza epidemiologica è cruciale per individuare eventuali ulteriori positività. L’H5, ceppo del virus, ha già interessato 290 casi su 2.148 test effettuati in Australia Meridionale dall’inizio del 2026. Gli accertamenti hanno riguardato soprattutto la fauna selvatica, senza segnalare casi negli allevamenti avicoli o in altri animali da allevamento.
Rischi per la fauna selvatica e l’ambiente
Il coinvolgimento del leone marino segna un ulteriore passo nella comprensione dell’H5, che, pur essendo associato principalmente agli uccelli, può interessare anche mammiferi esposti al virus. La possibilità che il contagio si estenda a ulteriori individui rappresenta un rischio per le popolazioni di specie selvatiche già sottoposte a pressioni ambientali. La sorveglianza tempestiva è quindi fondamentale per limitare l’impatto del virus e proteggere gli ecosistemi.
La protezione delle specie selvatiche già sottoposte a pressioni ambientali è un obiettivo prioritario.
Le autorità australiane hanno invitato la popolazione a non avvicinarsi agli animali selvatici malati o morti e a segnalare eventuali ritrovamenti sospetti. Per la salute umana, il rischio è considerato basso, ma la raccomandazione di evitare il contatto diretto con animali potenzialmente infetti rimane attiva. Il caso di Seal Bay aggiunge un tassello importante alla comprensione della circolazione del virus e alla strategia di prevenzione in Australia Meridionale. La preoccupazione cresce anche per il fatto che il virus possa raggiungere altri esemplari appartenenti alla stessa popolazione. La possibilità di individuare tempestivamente eventuali nuovi casi è quindi importante non soltanto per conoscere l’estensione della circolazione del virus, ma anche per proteggere le popolazioni di specie selvatiche già sottoposte ad altre pressioni ambientali.
