Falso e depistaggi nel caso Cucchi: due condanne, un carabiniere assolto

Due condanne per falso e depistaggi nel processo Cucchi, un carabiniere assolto dopo 15 anni di inchiesta.

Falso e depistaggi nel caso Cucchi: due condanne, un carabiniere assolto
Falso e depistaggi nel caso Cucchi: due condanne, un carabiniere assolto

Il tribunale di Roma ha emesso oggi una sentenza nel processo Cucchi ter, con due condanne per falso e depistaggi e l’assoluzione di un terzo carabiniere. L’udienza, tenutasi davanti a un giudice monocratico, ha visto il maresciallo Giuseppe Perri condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione, mentre il capitano Fortunato Prospero dovrà scontare 4 anni. Il maresciallo Maurizio Bertolino, invece, è stato assolto per i fatti contestati. L’episodio, che ha visto la morte di Stefano Cucchi nel 2009, ha segnato un ulteriore passo avanti nella ricerca della verità, dopo anni di indagini e dibattiti.

Depistaggi e falso: due condanne per carabinieri

Secondo l’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Giovanni Musarò, i tre imputati avrebbero tentato di ostacolare la ricostruzione della verità durante le indagini sull’arresto e la morte di Stefano Cucchi. In particolare, il maresciallo Maurizio Bertolino era accusato di aver cercato di sminuire il ruolo del luogotenente Massimiliano Colombo Labriola, il quale aveva consegnato agli inquirenti una copia integrale dell’archivio documentale della vicenda. Bertolino avrebbe affermato falsamente di non essere mai stato a conoscenza della presenza di quei documenti nell’ufficio dei carabinieri, nonostante risultassero custoditi almeno fino al 2019.

Il giudice, però, non ha ritenuto sufficienti gli elementi per condannarlo. Diversa la posizione del capitano Fortunato Prospero, il quale, secondo quanto emerso in aula, avrebbe avuto lo scopo di coprire il maggiore Luca De Cianni, noto per aver accusato Riccardo Casamassima, il carabiniere che con le sue rivelazioni contribuì in modo decisivo alla riapertura dell’inchiesta sulla morte di Cucchi.

La ricerca della verità implacabile

La sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, ha commentato la sentenza sui social, sottolineando l’importanza della giustizia e del coraggio di chi si impegna per la verità. “La giustizia non cammina da sola. Ha bisogno di qualcuno che se ne assuma la responsabilità, di servitori dello Stato con il coraggio di guardare in faccia la verità, anche quando questa fa più male”, ha scritto. “Anche, e soprattutto, quando gli altri scelgono di girare lo sguardo. Sono sempre le persone che fanno la differenza.”

Il pm Giovanni Musarò, durante la sua requisitoria del maggio scorso, aveva sottolineato come nel caso Cucchi si fosse assistito a un’attività ossessiva di depistaggio andata avanti per 9 anni, fino all’ottobre del 2018. Questa attività illecita è poi proseguita in maniera inaudita fino al 2021, con l’auspicio che questa sia l’ultima puntata di una saga durata 15 anni.

La sentenza del tribunale di Roma rappresenta un ulteriore passo avanti nella ricerca della verità, anche se il cammino è ancora lungo. Il caso Cucchi, che ha visto la morte di un ragazzo in seguito a un arresto, continua a suscitare dibattiti e richieste di giustizia, con l’auspicio che le condanne possano portare a una maggiore trasparenza e responsabilità all’interno delle forze dell’ordine.