Geologi a Siracusa: tecnologie e dati per combattere l’erosione costiera e i cambiamenti climatici
Geologi a Siracusa analizzano l’erosione costiera e i cambiamenti climatici con nuove tecnologie e dati.

Il ciclo di seminari “Geoscienze Applicate – Metodi e applicazioni per l’analisi del territorio, del sottosuolo e della vulnerabilità costiera”, promosso dall’Ordine regionale dei Geologi e dall’Associazione dei Geologi della provincia di Siracusa, ha visto la partecipazione di esperti, ricercatori e professionisti per affrontare i rischi legati all’innalzamento del livello del mare, all’erosione delle coste e ai fenomeni di subsidenza. L’evento, ospitato nella sede della Lega Navale Italiana di Siracusa, ha messo in luce l’importanza di conoscere meglio il sottosuolo per prevenire i rischi e tutelare il patrimonio storico e ambientale. I temi trattati si concentrano su come le tecnologie moderne possano contribuire a comprendere e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.
Geofisica applicata e tecnologie innovative
La seconda giornata del ciclo, coordinata dal professor Sebastiano Imposa dell’Università di Catania, ha visto l’approfondimento delle più moderne tecniche di geofisica applicata. Attraverso diversi casi studio, è stato illustrato come l’integrazione tra tomografie sismiche, rilievi con droni, laser scanner tridimensionali e indagini elettriche permetta di ricostruire la morfologia del sottosuolo anche in presenza di cavità non accessibili. Tra gli esempi presentati figurano la Grotta Micio Conti, alle pendici dell’Etna, e la Grotta Chiusazza negli Iblei, dove il confronto tra rilievi tridimensionali e indagini geofisiche ha permesso di verificare l’efficacia delle diverse metodologie di ricostruzione. Le tecnologie di geofisica applicata si rivelano indispensabili per analizzare e proteggere il patrimonio storico e ambientale. Sono stati illustrati gli interventi eseguiti sul Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla, dove le indagini geofisiche hanno evidenziato possibili resti dell’antica chiesa di San Nicola, distrutta dal terremoto del 1693, oltre a possibili cavità nel sottosuolo e informazioni sulla risposta dinamica della struttura.
Analisi del sottosuolo e protezione del patrimonio storico
Altro caso di particolare interesse riguarda il Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, dove l’impiego combinato di indagini elettromagnetiche e tomografie di resistività ha consentito di individuare le fondazioni di un edificio finora sconosciuto, potenzialmente rilevante per la ricostruzione della topografia religiosa dell’area archeologica. La terza giornata, affidata alla professoressa ordinaria di Geologia applicata dell’Università di Catania, è stata dedicata allo studio degli ammassi rocciosi carbonatici lungo la costa siracusana.
La combinazione di rilievi geomeccanici, termografie e modelli tridimensionali ha permesso di analizzare i meccanismi di instabilità delle pareti rocciose. L’attenzione si è concentrata sul tratto compreso tra il Monumento al Lavoratore d’Africa e Capo Santa Panagia, uno dei settori più interessanti dal punto di vista geologico per la presenza di alte falesie modellate dall’azione combinata del carsismo e dell’erosione marina. Tra gli episodi ricordati figura il crollo registrato dopo il passaggio del medicane Zorbas, che provocò l’ostruzione degli accessi alle antiche latomie ipogee presenti lungo quel tratto di costa.
Nel corso del seminario sono stati inoltre presentati i risultati preliminari di uno studio sull’arretramento della linea di costa, effettuato mediante il software Digital Shoreline Analysis System sviluppato dall’U.S. Geological Survey, i cui dati saranno pubblicati prossimamente. Dal ciclo di incontri emerge un messaggio condiviso: la conoscenza scientifica del territorio rappresenta uno strumento indispensabile per pianificare interventi efficaci, mitigare i rischi legati ai cambiamenti climatici e proteggere il patrimonio naturale, storico e paesaggistico della provincia di Siracusa.
