Gragnano e la sua pasta: una storia che si estende oltre i confini
Gragnano celebra la sua pasta con un export di 112mila tonnellate nel 2026, radici antiche e innovazione internazionale.
Gragnano, un piccolo comune in provincia di Napoli, è diventato simbolo di una tradizione culinaria che si estende ben al di là dei confini nazionali. La pasta di Gragnano Igp, prodotta con semola di grano duro, acqua dei Monti Lattari e una conoscenza del territorio antica, oggi raggiunge 147 Paesi e ha prodotto 112mila tonnellate nel 2026. La sua storia, radicata nella Valle dei Mulini, si intreccia con la cultura e l’identità di un’intera regione, ma anche con il mondo intero.
La Valle dei Mulini, dove tutto è cominciato
La Valle dei Mulini, un’area che ha visto la nascita di oltre 25 mulini nel passato, rappresenta il cuore della produzione della pasta di Gragnano. Costruiti in pietra e mattoni seguendo la pendenza naturale del terreno, questi mulini utilizzavano l’acqua del torrente Vernotico per azionare le macine. Il sistema era avanzato, con l’acqua che scorreva da un mulino all’altro, sfruttando la stessa risorsa lungo tutta la valle. Oggi, 13 mulini sono rimasti, di cui sei sono stati recuperati e sette sono in fase di recupero. Questo patrimonio, protetto anche grazie all’impegno dei volontari del Fai, vive ancora oggi attraverso il percorso della valle, le costruzioni e il paesaggio che le circonda.
La pasta di Gragnano Igp ha raggiunto 112mila tonnellate nel 2026, con il 50% destinato all’export. Il territorio, che un tempo era un punto di osservazione per la tradizione, oggi è diventato un luogo di incontro per capire come la pasta stia cambiando. La manifestazione “Mondopasta!” ha scelto per l’edizione 2026 il tema “La pasta nel mondo. Il mondo nella pasta”, un’occasione per vedere come una tradizione possa attraversare confini e incontrare culture diverse.
Dalla valle a 112mila tonnellate di pasta
La produzione della pasta di Gragnano Igp, riconosciuta nel 2013, ha registrato una crescita costante. Nel 2026, la produzione ha raggiunto 112mila tonnellate, con il 50% destinato all’export. Il territorio, che un tempo era un punto di osservazione per la tradizione, oggi è diventato un luogo di incontro per capire come la pasta stia cambiando. La manifestazione “Mondopasta!” ha scelto per l’edizione 2026 il tema “La pasta nel mondo. Il mondo nella pasta”, un’occasione per vedere come una tradizione possa attraversare confini e incontrare culture diverse.
La pasta non è più solo un prodotto, ma un simbolo di identità e di innovazione. A Gragnano convivono grandi stabilimenti, dove la produzione si misura in migliaia di tonnellate, e realtà artigianali, come il pastificio Ducato d’Amalfi, nato nel 2019. Questa stratificazione, che si percepisce quasi naturalmente, mostra come la pasta non appartenga a un solo tempo, ma a diversi contesti e culture.
La pasta di Gragnano Igp ha una storia che si estende da oltre 500 anni, con un legame storico con il Ducato di Amalfi. Il nome richiama infatti il legame storico tra Gragnano e il Ducato di Amalfi, mentre il museo virtuale dedicato alla storia della pasta mette in relazione la memoria del territorio con il presente. La pasta, inoltre, sta cambiando il modo in cui viene percepita all’estero, con un interesse crescente per la porzione, la cottura e la pasta al dente. Francesca Fiore, direttrice editoriale di Cookist, ha osservato come il pubblico internazionale sia diventato più curioso e attento alla cucina italiana, fino a cercare tecniche, lavorazioni e prodotti autentici. «Il trend come arriva passa, poi resta l’autenticità», ha detto. Questo cambiamento non riguarda solo i consumi, ma anche la conoscenza del prodotto, che si estende a livello globale.
La pasta di Gragnano Igp, con la sua storia antica e la sua capacità di adattarsi ai nuovi contesti, rappresenta un esempio di come una tradizione possa rimanere viva e rilevante nel tempo. A Gragnano, la pasta non è solo un alimento, ma un simbolo di cultura, di identità e di connessione con il mondo.
