L’Italia ha agevolazioni, ma manca un’architettura per trattenere la ricchezza
L’Italia dispone di numerose agevolazioni fiscali, ma manca un sistema coerente per attrarre e trattenere investimenti di valore.
L’Italia non manca di agevolazioni fiscali, ma manca un’architettura stabile e misurabile in grado di attrarre e trattenere la ricchezza. Con quasi seicento misure di agevolazione e un costo superiore ai cento miliardi l’anno, il Paese ha strumenti per sostenere l’innovazione e l’investimento. Tuttavia, il divario con i grandi Paesi europei rimane evidente, nonostante un dato positivo: nel 2025 ha attratto 206 progetti di investimento estero, un numero che supera la media europea. Il problema non è la mancanza di strumenti, ma la loro frammentazione e mancanza di coerenza.
La domanda non è solo quanta ricchezza l’Italia riesca ad attrarre, ma anche quale ricchezza decida di trattenere. Le decisioni di investimento non si basano solo sull’aliquota fiscale, ma su una serie di fattori che includono la capacità di produrre, la conoscenza e la capacità di innovare. L’istituzione della global minimum tax ha ridotto lo spazio per una concorrenza basata solo sul taglio dell’imposta societaria, spostando il focus verso la sostanza economica. Questo ha reso necessario un sistema fiscale che non premi solo l’utile immediato, ma anche la capacità di generare ricchezza a lungo termine.
Agevolazioni, ma poca architettura
Le misure fiscali sono molteplici: il regime degli impatriati, i premi di risultato, il Patent Box, i crediti per ricerca e innovazione, la ZES unica e l’IRES premiale. Tuttavia, manca una strategia unitaria che unisca questi strumenti in un disegno coerente. Le politiche fiscali sono spesso il risultato di stratificazioni successive, con finalità condivisibili ma meccanismi non sempre in sintonia. Questo crea instabilità e incertezza, che diventano un costo per le imprese, soprattutto per le piccole e medie aziende. La mancanza di coordinamento tra le misure fiscali genera complessità e oneri documentali, che possono spostare vantaggi a favore dei grandi gruppi. L’obiettivo non è aggiungere strumenti, ma trasformare un insieme di incentivi in una politica agevolativa riconoscibile, organica e stabile. Una politica fiscale efficace non premia solo l’utile immediato, ma orienta le decisioni verso investimenti che generano ricchezza futura, come la ricerca, la formazione e l’innovazione.
Un sistema fiscale che premia la sostenibilità
Secondo i criteri OCSE, un beneficio si giustifica pienamente quando è addizionale, cioè quando determina attività che senza il sostegno pubblico non ci sarebbero state o non nella stessa misura. Non basta misurare gli investimenti agevolati, ma occorre isolare quelli realmente aggiuntivi, rispetto a quelli che si sarebbero fatti comunque. L’effetto di spiazzamento, cioè quando il denaro pubblico premia un investimento già deciso, non genera ricchezza nuova, ma sposta risorse da un’azienda all’altra.
Un buon incentivo non si misura da quanti lo incassano, ma da quanto di nuovo mette in moto. La norma efficace è quella che cambia una decisione, non quella che si limita a premiarla. La global minimum tax ha spostato il focus dalla riduzione delle aliquote alla sostanza economica, favorendo investimenti che generano ricchezza a lungo termine. La ZES unica, se ben progettata, potrebbe diventare un modello per un sistema fiscale che premia la sostenibilità e la capacità di produrre.
Un sistema fiscale efficace deve premiare non solo l’utile immediato, ma anche la capacità di generare ricchezza futura. L’Italia ha le basi per costruire un modello fiscale che non si basi solo sull’aliquota, ma su una politica che sostenga investimenti di valore, che mettono radici e generano crescita a lungo termine. La sfida è creare un sistema fiscale stabile, coerente e misurabile, in grado di attrarre e trattenere la ricchezza che realmente contribuisce al Paese.
