L’Italia si ferma, ma il gioco da tavolo non si ferma

Due eventi nazionali di gioco da tavolo in agosto: un fermento culturale in crescita ma senza infrastruttura strutturale.

Due eventi di gioco da tavolo in agosto, con volontari e community, in un contesto di crescita ma mancanza di supporto strutturale
Due eventi di gioco da tavolo in agosto, con volontari e community, in un contesto di crescita ma mancanza di supporto strutturale

L’Italia si ferma ad agosto, ma il gioco da tavolo non si ferma. Due eventi nazionali, costruiti quasi interamente da volontari e da community, si svolgono in questo mese, segnando un fermento culturale e sociale che va oltre il semplice consumo di prodotti. Il primo, giocAosta, si svolge a Torino dal 7 al 10 agosto, trasformando il centro storico in una ludoteca a cielo aperto. Il secondo, la DDCON, si tiene a Lucca dal 28 al 30 agosto, con un format diverso ma con lo stesso obiettivo: promuovere il gioco come dispositivo culturale e sociale. Entrambi rappresentano un’evoluzione del settore, che non si ferma mai, anche quando il Paese si ferma.

Un fermento che non si traduce in crescita strutturale

Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti, sottolinea che il fermento c’è, ma non si traduce in crescita strutturale del mercato. «Il rapporto annuale Circana ci dice che nel 2025 il mercato italiano del giocattolo è cresciuto del 6% a valore e dell’8% in unità, con l’Italia sopra la media europea, e i giochi da tavolo sono stabilmente al centro delle serate degli italiani. Sono numeri buoni. Ma sono numeri che non corrispondono a quarantamila persone che passano quattro giorni a giocare in una città di trentacinquemila abitanti. Da qualche parte, tra l’entusiasmo di piazza Chanoux e lo scaffale del negozio, si perde qualcosa. E quel qualcosa non lo recupera il singolo editore: lo recupera un settore che decide di fare sistema.»

La passione, prima o poi, chiede il conto. «Ad agosto ci sono due eventi nazionali costruiti quasi interamente da volontari e da community. È una notizia bellissima e insieme un campanello d’allarme: significa che il settore cresce grazie alla passione di chi lo abita, non grazie a un’infrastruttura che lo sostiene. Costruiamo l’infrastruttura insieme finché siamo ancora in tempo», conclude De Carolis.

Il gioco come dispositivo culturale e sociale

Per De Carolis, il gioco da tavolo ha ormai smesso di dover dimostrare la propria utilità. «Il Gioco dell’Anno, il principale premio italiano di settore, nasce esplicitamente per valorizzare il gioco come strumento culturale e sociale. La ricerca accademica va nella stessa direzione: lo studio dell’Università di Plymouth pubblicato lo scorso giugno sul Journal of Autism and Developmental Disorders – cinque studi su oltre 1.600 giocatori – ha documentato il ruolo del gioco da tavolo nei percorsi di inclusione delle persone autistiche. E le esperienze italiane non mancano, dai progetti di reinserimento sociale negli istituti di pena ai casi di studio universitari.»

Il gioco, spiega De Carolis, è un dispositivo culturale a tutti gli effetti: produce socialità, contrasta la solitudine, funziona nelle scuole, nelle carceri, nelle case di riposo, nei percorsi di inclusione. «Lo dicono gli studi, non i comunicati degli editori. Eppure, continuiamo a essere trattati come un comparto merceologico qualunque e a presentarci alle istituzioni ognuno per conto proprio, con la propria fiera, il proprio premio, la propria battaglia. Servono opportunità comuni e soprattutto battaglie comuni: la formazione degli insegnanti, il gioco nei presìdi sociosanitari, il sostegno agli autori italiani, una rappresentanza che sappia parlare con la politica. Editori, distributori, negozianti, associazioni, festival: siamo pochi e non siamo uniti. Possiamo permetterci solo la prima delle due cose.»

La crescita del settore, pur evidente, non si traduce in una struttura sostenibile. «Il problema è che il fermento resta sempre a un passo dal tradursi in crescita strutturale del mercato», afferma De Carolis. «Il gioco è un fenomeno che non si ferma, ma non ha ancora una base solida su cui poggiare.»