Lotta nel fango e concorso Miss Addrizza: polemiche per un modello culturale di sessismo
La manifestazione “Nottambula” a Faenza ha suscitato polemiche per lotta nel fango e concorso Miss Addrizza accusati di sessismo.

La manifestazione “Nottambula”, svoltasi a Faenza da giovedì a domenica scorsa, ha suscitato polemiche e dibattito pubblico e politico. L’evento, che includeva una lotta femminile nel fango e un concorso di bellezza intitolato “Miss Addrizza”, è stato accusato di riproporre un modello culturale basato sull’oggettificazione del corpo femminile. Otto associazioni locali, tra cui il Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna, hanno definito la festa “offensiva e problematica”, sottolineando come i due format siano parte di un immaginario complessivo che normalizza la mercificazione del corpo delle donne. L’organizzatore, un consigliere del Partito Democratico, ha rifiutato le critiche, sostenendo che le iniziative siano volontarie e non scabrose.
Un immaginario patriarcale in mostra
Le associazioni antiviolenza hanno sottolineato come la lotta nel fango e il concorso Miss Addrizza siano espressioni di un immaginario patriarcale che contribuisce alla cultura della violenza maschile. “Non contestiamo un singolo gioco o una singola serata ma un immaginario complessivo”, hanno scritto nel documento diffuso lunedì. Secondo loro, la presenza di minori all’evento rischia di normalizzare stereotipi di genere, facendo apparire la mercificazione del corpo femminile come una pratica accettabile. L’assessore alle Pari Opportunità del comune di Faenza, Gianluca Baccarini, ha bollato le iniziative come “palesemente anacronistiche” e non in linea con una comunità equa e rispettosa della dignità della donna.
Le reazioni delle istituzioni
La Conferenza delle Democratiche di Ravenna, presieduta dalla sindaca dem di Lugo Elena Zannoni, ha invitato a prestare maggiore attenzione critica verso contesti pubblici che, pur sembrando goliardia per gli adulti, possono normalizzare la mercificazione del corpo femminile. “Rischiando di farla apparire normale o addirittura imitabile”, ha sottolineato la sindaca. Le polemiche, però, non si sono limitate al mondo delle associazioni: anche il mondo politico ha reagito, con il consigliere del Pd Juri Montecchian che ha espresso stupore per la reazione delle organizzazioni.
Le iniziative non sono nuove, ma sono state ricondotte al dibattito pubblico per la loro forma e contesto. Montecchian ha sottolineato che le attività sono state proposte da anni e che i partecipanti scelgono di aderire in modo volontario. Non c’è niente di scabroso, ha aggiunto, ma ha ammesso di non aver ricevuto alcuna richiesta di informazioni da parte delle associazioni che hanno firmato il comunicato. “Ho chiesto io a Sos Donna un incontro, e mi è stato risposto che mi possono ricevere telefonicamente solo mercoledì”, ha detto, riferendosi al giorno in cui si è svolta la polemica.
La situazione rimane aperta, con le associazioni che continuano a chiedere una riflessione critica su come la cultura del corpo femminile venga rappresentata in contesti pubblici, mentre gli organizzatori difendono la libertà di espressione e la volontarietà delle partecipazioni. La questione, però, non si limita al dibattito tra associazioni e organizzatori: riguarda un modello culturale che, se non viene contestato, rischia di perpetuare stereotipi di genere e una visione distorta del ruolo delle donne nella società.
