Marocco, il Paese del turismo e dei Mondiali si scontra con una crisi sociale e migratoria
Il Marocco, tra turismo e Mondiali, affronta una crisi sociale e migratoria nonostante la retorica di progresso.

Il Marocco, noto per il suo turismo, le fabbriche e la prospettiva dei Mondiali del 2030, si trova a fronteggiare una crisi sociale e migratoria che sembra non rientrare nella sua immagine di Paese in crescita. Mentre il re Mohammed VI celebra i 27 anni della sua ascesa al trono, migliaia di migranti tentano di attraversare il confine con la Spagna, a Ceuta, in un episodio che ha suscitato preoccupazioni e dibattiti internazionali. L’assalto di migliaia di persone, con decine di annegati, ha messo in luce una realtà parallela a quella ufficiale, dove il Paese si presenta come un modello di sviluppo, ma si scontra con la povertà, la mancanza di libertà e la disoccupazione.
Una crisi che va oltre il migratorio
Secondo l’Associazione in Difesa dei diritti dell’uomo in Marocco (Asdhom), le immagini di Ceuta non si possono ridurre a un semplice episodio migratorio, ma rivelano una crisi profonda. La pressione sociale, l’aumento del costo della vita e la mancanza di opportunità hanno spinto molti a rischiare la vita per lasciare il Paese. La perdita di speranza è sintomo di un problema a più dimensioni, che include la restrizione delle libertà, l’indebolimento dello Stato di diritto e la disoccupazione.
La situazione è ulteriormente complessa dal punto di vista internazionale. Il Marocco, grazie al sostegno di Stati Uniti e Israele, ha ottenuto un importante accordo diplomatico con gli Accordi di Abramo, che hanno normalizzato i rapporti tra Israele e alcuni Paesi arabi. Tuttavia, questa svolta ha suscitato tensioni con l’Algeria e con la Spagna, che ha appoggiato il Marocco in un contesto di pressione migratoria. Il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ha recentemente visitato l’Algeria per cercare un aumento delle forniture di gas, un’azione che ha suscitato reazioni in Rabat, dove si sente un senso di vulnerabilità.
Un governo in bilico tra potere e realtà
Il re Mohammed VI, pur essendo un simbolo di stabilità e progresso, si trova a fronteggiare una realtà che non si conforma alle sue aspettative. Christophe Ayad, inviato di Le Monde e autore di un libro inchiesta su Mohammed VI, osserva che il monarca, pur caparbio nel potere, evita gli argomenti spinosi e scompare per mesi interi. Questo atteggiamento, sebbene appaia riluttante, ha portato a una distanza crescente tra il sovrano e la realtà sociale. La recente crisi migratoria, in particolare, potrebbe rappresentare un punto di svolta per il re, che rischia di essere visto come un leader distaccato dalle sue popolazioni.
La Generazione Z, in particolare, ha espresso un malcontento radicato, che si traduce in proteste e in una crescente insoddisfazione per la distribuzione delle risorse. La disoccupazione e la precarietà sono un problema reale, che non si risolve con investimenti in infrastrutture e turismo. La situazione in Ceuta, inoltre, ha visto un aumento del numero di migranti che tentano di attraversare il confine, con un’organizzazione che sembra essere stata facilitata da un’azione coordinata.
L’intelligence marocchina, capillare e in grado di monitorare la Rete, ha permesso a Rabat di mantenere un controllo su questa situazione, ma non ha impedito il flusso di persone. L’episodio ha suscitato preoccupazioni anche in Spagna, dove si teme un aumento del rischio migratorio, e ha messo in luce le complessità di una politica estera che cerca di bilanciare interessi nazionali e internazionali.
