Maurizio De Giovanni: «Sono più che un padre, mi sento una madre. E presto sarò nonno»

Maurizio De Giovanni parla del suo ruolo di padre e della politica, sottolineando l’importanza della memoria storica e della responsabilità civile.

Scrittore e attore Maurizio De Giovanni si racconta durante un festival, parlando del suo ruolo di padre e della sua visione politica
Scrittore e attore Maurizio De Giovanni si racconta durante un festival, parlando del suo ruolo di padre e della sua visione politica

Maurizio De Giovanni, scrittore e attore, ha espresso durante un incontro al festival Il Libbo Possibile di Vieste il suo pensiero su ruolo di padre e la sua visione della politica. L’autore ha sottolineato come, nonostante la sua esperienza di padre, si senta più che un padre, una madre. Inoltre, ha annunciato che non si candiderà alle elezioni politiche del 2027 e, forte della sua esperienza di padre, diventerà nonno. L’evento, organizzato dalla professoressa Rosella Santoro, ha visto De Giovanni parlare di impegno civile, della memoria storica e del rapporto con i figli.

La politica e la memoria storica

De Giovanni ha espresso preoccupazione per la mancanza di memoria storica in Italia, sottolineando come rinunciare alla memoria degli anni ‘80 possa portare alla ripetizione degli stessi errori. L’autore ha anche parlato del caso De Gregori, sottolineando la responsabilità di chi ha un microfono, a qualsiasi titolo, di parlare e agire. «Non puoi limitarti a quello che hai da dire. Non puoi fare finta che vada tutto bene, mentre vengono uccisi i bambini a Gaza, mentre il Mediterraneo diventa una tomba», ha detto.

Il governo parla alla pancia del Paese e cura soltanto i sintomi. De Giovanni ha criticato la politica attuale, sottolineando come il governo si occupi solo dei sintomi e non delle radici dei problemi. «Il mondo è malato e noi curiamo i sintomi. Va bene avere cinquecento agenti alle cinque di mattina contro il degrado, ma avremmo bisogno di più assistenti sociali, più edilizia scolastica, più professori, più strutture sportive», ha detto.

Lo specchio del bagno e la verità

Un tema ricorrente nel discorso di De Giovanni è lo specchio del bagno, che egli definisce il posto peggiore del mondo. «Nello specchio del bagno c’è un tizio che sa tutti i fatti tuoi, le tue perversioni, le tue antipatie, le grandi passioni, i veri amori, quello che non riusciamo a confessare a nessun altro», ha spiegato. L’autore ha sottolineato come questo specchio rappresenti la verità di noi stessi, quella che non riusciamo a mostrare al mondo.

De Giovanni ha anche parlato del suo rapporto con i figli, definendosi più che un padre, una madre. «Sono papà di un ingegnere di trentasette anni e di un medico ortopedico di trentaquattro anni. Senza nessun precedente in famiglia, hanno seguito la loro inclinazione», ha detto. L’autore ha espresso soddisfazione per il loro percorso e ha espresso la sua aspettativa di diventare nonno. Non si può amministrare senza saperlo fare o senza averlo fatto. De Giovanni ha espresso la sua convinzione che la politica non sia il suo mestiere. «Non è il mio mestiere. Credo molto nella professionalità. Non si può amministrare senza saperlo fare o senza averlo fatto», ha detto. L’autore ha anche espresso la sua opinione sulle primarie per scegliere la/il leader del campo largo, sottolineando che sarebbero un suicidio e spaccherebbero lo schieramento.

Nonostante la sua esperienza di padre, De Giovanni ha espresso la sua convinzione che la politica non sia il suo mestiere. «Non è il mio mestiere. Credo molto nella professionalità. Non si può amministrare senza saperlo fare o senza averlo fatto», ha detto. L’autore ha anche espresso la sua opinione sulle primarie per scegliere la/il leader del campo largo, sottolineando che sarebbero un suicidio e spaccherebbero lo schieramento.