Pensionato altoatesino restituisce 93mila euro dopo lavoro come comparsa in serie tv
Pensionato altoatesino restituisce 93mila euro dopo lavoro come comparsa in serie tv
Un pensionato altoatesino dovrà restituire 93mila euro all’Inps dopo aver lavorato un giorno come comparsa in una serie televisiva. L’uomo, che nel 2022 guadagnò 123 euro lordi, ha ricevuto nel 2025 una richiesta di restituzione dell’intera pensione percepita nell’anno precedente. La vicenda, simile a una precedente esperienza di un pensionato trentino, ha visto la Corte dei conti di Bolzano stabilire che il lavoro non alterasse il mercato del lavoro né la sostenibilità del sistema previdenziale.
Un lavoro di un giorno, un’intera pensione in gioco
Nell’aprile 2022, il pensionato altoatesino ha lavorato un solo giorno sul set della serie televisiva “Brennero”, guadagnando 123 euro lordi. Tre anni dopo, l’Inps ha richiesto la restituzione dell’intera pensione percepita nel 2022, pari a 93mila euro. La richiesta, inviata nell’ottobre 2025, ha scatenato un dibattito su come valutare l’incumulabilità tra lavoro e pensione. La giudice Anna Zanella ha stabilito che l’attività di comparsa non potesse essere considerata una prestazione capace di alterare il mercato del lavoro o di ostacolare il ricambio generazionale. Il pensionato dovrà restituire solo la mensilità di aprile 2022, il mese in cui ha effettivamente lavorato. La decisione tiene conto delle diverse interpretazioni giurisprudenziali e della necessità di un equilibrio tra i diritti del pensionato e gli obblighi previsti dal sistema previdenziale.
Un precedente simile, ma con esito diverso
Non è la prima volta che un pensionato si trova in questa situazione. Un caso analogo riguardava un pensionato trentino che aveva partecipato per sette giorni alle riprese del film “Vermiglio”, guadagnando 379 euro. L’Inps aveva richiesto la restituzione di circa 21mila euro, ma la vicenda si era risolta a favore del pensionato. Anche in questo caso, la giudice ha riconosciuto la natura subordinata del lavoro, ma ha stabilito che il pensionato dovrà restituire solo la mensilità di aprile 2022.
La giudice ha anche riconosciuto l’obbligo del pensionato di comunicare l’avvio di una nuova attività lavorativa, un requisito previsto dal provvedimento di conferimento della pensione. La decisione ha stabilito che il lavoro non alterasse il mercato del lavoro né ostacolasse il ricambio generazionale. La giudice ha inoltre condannato l’Inps a restituire i 3.817,60 euro trattenuti dal gennaio 2026 fino al momento della presentazione del ricorso, compensando le spese di lite. La vicenda ha evidenziato le differenze di interpretazione tra le parti. Gli avvocati del pensionato avevano sostenuto che il lavoro fosse “meramente occasionale”, mentre l’Inps lo aveva considerato una “condizione ostativa” che impediva la fruizione della pensione. La decisione finale ha stabilito che il lavoro non alterasse il mercato del lavoro né ostacolasse il ricambio generazionale.
