Meloni e il piano di controllo: l’Italia si affida alla tragedia di Ceuta per rafforzare le politiche migratorie

Meloni utilizza la crisi di Ceuta per promuovere controlli e rimpatri, con nuove proposte al Consiglio Europeo.

L'Italia utilizza la situazione di Ceuta per rafforzare il controllo migratorio e introdurre nuove misure di sicurezza
L’Italia utilizza la situazione di Ceuta per rafforzare il controllo migratorio e introdurre nuove misure di sicurezza

La crisi di Ceuta ha rappresentato per Giorgia Meloni un’occasione strategica per rafforzare le sue politiche migratorie. La premier, con il sostegno del suo esecutivo, ha visto nel dramma dell’enclave spagnola un pretesto per accelerare l’iter di una proposta che mira a esternalizzare la gestione dei flussi migratori e a introdurre controlli più severi alle frontiere. L’obiettivo è creare centri di rimpatrio nei paesi terzi, sul modello del protocollo Italia-Albania, e stabilire un sistema di controllo interno che, secondo l’esecutivo, è necessario per difendere i confini. La situazione di Ceuta, con i 73mila migranti riconsegnati al Marocco, ha alimentato una discussione internazionale, ma per Meloni è diventata un’arma per rafforzare la sua visione di sicurezza e ordine.

Controlli e rimpatri: il piano di Meloni

La proposta italiana, che sarà presentata al Consiglio Europeo, prevede la creazione di nuovi hub per i migranti irregolari, con l’obiettivo di reperire risorse dai fondi europei. I paesi candidati alla collaborazione sono diversi, tra cui Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro e Etiopia. L’idea è di rendere più complesso l’accesso alla protezione internazionale e di introdurre norme che criminalizzino la migrazione. La direzione giusta per fermare i flussi, aveva detto la premier. Tuttavia, le opposizioni hanno criticato la proposta, definendola una «deportazione» e un’azione che non risponde alle esigenze reali dei migranti.

La scelta di sospendere temporaneamente Schengen ha suscitato polemiche, soprattutto da parte del leader spagnolo Pedro Sánchez, che ha accusato l’Italia di agire in modo non coeso con le norme europee. Il parlamentare di Avs, Nicola Fratoianni, ha sottolineato come la decisione fosse «costruita a tavolino» e che Meloni avesse sfruttato la situazione per ottenere vantaggi politici. Allo stesso tempo, il leader dell’M5s, Giuseppe Conte, ha definito la mossa «vannacciana», un riferimento a un comportamento volgare e non rispettoso.

Frontiere chiuse e dati in calo

La politica di controllo delle frontiere è diventata un tema centrale per l’esecutivo, che ha sottolineato l’urgenza di difesa dal nemico. I dati, tuttavia, mostrano un calo del 40 per cento nel flusso di migranti nei primi cinque mesi del 2026 rispetto al 2025. In Italia, i 16.130 arrivi via mare nel 2026 rappresentano un numero significativamente inferiore rispetto ai 35.980 del 2025. Il calo è il risultato di una cooperazione costante con i partner regionali. Il direttore esecutivo di Frontex, Hans Leijtens, ha sottolineato che ogni numero rappresenta una persona e che le morti in mare continuano. Il papa ha espresso preoccupazione per la situazione di Ceuta, con oltre 100 morti accertati, e ha chiesto soluzioni di pace e giustizia.

Nonostante i dati in calo, l’esecutivo non ha mostrato alcun interesse a modificare le sue politiche. Al contrario, Meloni ha continuato a promuovere un modello di controllo che, secondo le critiche, è fallimentare e non risponde alle esigenze reali dei migranti. La situazione di Ceuta, pur drammatica, è diventata un’occasione per rafforzare il controllo e il potere, con conseguenze che potrebbero essere a lungo termine per la politica migratoria italiana.