“Naza” di Abraham e Szor: un documentario che svela la macchina della guerra moderna

“Naza” di Abraham e Szor svela la macchina della guerra moderna con un documentario rigoroso e contundente.

“Naza” è un documentario che svela la macchina della guerra moderna, con un rigoroso e contundente approccio che mette in luce l’uso dell’intelligenza artificiale e la brutalità delle operazioni militari in Gaza. Realizzato da Yuval Abraham e Rachel Szor, i registi che hanno vinto l’Oscar per “No Other Land”, il film si presenta come un’indagine approfondita su come le tecnologie avanzate vengono utilizzate per compiere attacchi mirati a civili. La pellicola, che ha debuttato in sala, offre un’analisi senza filtri di un sistema che, attraverso l’automatizzazione e l’analisi dei dati, riduce la vita umana a numeri e statistiche.

Un’indagine senza filtri

“Naza” non si limita a denunciare la barbarie, ma offre un lúcido e terrorifico ritratto di un mondo che sembra camminare verso la distruzione di ogni idea di empatia e democrazia. Il film, che dura 80 minuti, si basa su testimonianze dirette di 24 membri dell’esercito israeliano, che appaiono in video con il volto oscurato e la voce distorta per proteggersi da possibili ripercussioni. I loro racconti sono brutali e spesso inquietanti, rivelando come la guerra moderna sia diventata un’operazione di calcolo e distanza. Uno dei soldati intervistati afferma che “l’obiettivo è la quantità, non la qualità”, un’affermazione che sottolinea l’assenza di empatia nel processo decisionale.

La tecnologia come strumento di distruzione

Il documentario descrive in dettaglio il funzionamento di una tecnologia di intelligenza artificiale chiamata “Lavender”, con la quale l’esercito israeliano ha creato una lista di 60.000 a 70.000 dispositivi telefonici suppostamente legati a Hamas. Ogni piccolo indizio, anche minimo, è utilizzato per ordinare un attacco, in cui possono essere coinvolte diverse “Nazas”, un termine che indica il numero di civili uccisi. In alcuni casi, gli attacchi sono stati autorizzati anche se il numero di vittime era di 500. Il film mostra come la guerra sia diventata un’operazione di calcolo, in cui la vita umana è ridotta a un dato numerico.

Un altro testimonio, espresso con una sincerità demoralizzante, ammette che “partecipare agli attacchi era demencialmente divertente”. Questa frase, che emerge da un’intervista, svela un aspetto spesso nascosto: la normalizzazione del dolore e la distanza emotiva che si crea quando la guerra è orchestrata da macchine e algoritmi. Il documentario non si limita a denunciare, ma offre una visione completa del sistema che permette tali operazioni, mettendo in luce il potere desumanizzante della tecnologia.

“Naza” non offre alcuna catarsis, né un momento di redenzione. Il film si presenta come una raccolta di testimonianze che, con la forza di una apisonatrice di moralità, rivelano la miseria del governo e dell’esercito israeliani. Non c’è alcun lamento di dolore, né una richiesta di redenzione. Al contrario, il documentario si concentra su una realtà che non permette alcuna forma di conforto. La macchina della guerra, con la sua logica di calcolo e distanza, ha reso la guerra un’esperienza priva di empatia e di senso.

Il film, che si ispira a documentari come “The Act of Killing” di Joshua Oppenheimer, si distingue per la sua capacità di mettere in luce la banalità del male, non solo in contesti storici, ma anche in situazioni contemporanee. Il lavoro di Abraham e Szor, che ha vinto l’Oscar per “No Other Land”, dimostra una profonda consapevolezza del loro ruolo come registi e giornalisti. “Naza” è un’opera che non solo svela la guerra moderna, ma anche la sua capacità di distorcere la realtà e di ridurre la vita umana a un’entità numerica.