Omicidio Sharon Verzeni, la sentenza in arrivo: la difesa contesta prove e tempistiche

La sentenza per Moussa Sangare nell’omicidio di Sharon Verzeni si avvicina: la difesa contesta prove e tempistiche.

Omicidio Sharon Verzeni, la sentenza in arrivo: la difesa contesta prove e tempistiche
Omicidio Sharon Verzeni, la sentenza in arrivo: la difesa contesta prove e tempistiche

La sentenza per Moussa Sangare nell’omicidio di Sharon Verzeni si avvicina. L’ultima udienza del processo, svoltasi il 25 febbraio 2026 al Tribunale di Bergamo, ha visto la replica del pm Emanuele Marchisio alla memoria difensiva depositata dall’avvocata Tiziana Bacicca. La difesa ha contestato la ricostruzione del delitto, la tempistica e la perizia medica legale, mentre il pm ha sottolineato dati inconfutabili come le telecamere e il ritrovamento del DNA di Sharon sulla bicicletta dell’imputato. La famiglia Verzeni, tra cui il fidanzato Sergio Ruocco, è rimasta presente in aula, come sempre, per seguire i passaggi decisivi del processo.

Contestazioni della difesa e dati inconfutabili

La difesa di Moussa Sangare ha sollevato dubbi su diversi aspetti del caso, tra cui la presenza di tracce di sangue nell’appartamento in cui l’imputato è entrato dalla finestra e la ricostruzione del tempo dell’aggressione. L’avvocata Tiziana Bacicca ha sottolineato che non sono state trovate tracce di sangue nel luogo del ritrovamento e ha messo in dubbio la tempistica della ricostruzione del delitto. Inoltre, ha contestato la perizia medica legale, sottolineando aspetti non chiari, come l’altezza dell’omicida. Per il legale, il delitto potrebbe essere avvenuto in due momenti diversi, in base a una testimonianza di una vicina che ha visto Sharon barcollare e chiamare il 112 dopo essere stata colpita.

Il pm Emanuele Marchisio ha risposto contestando le argomentazioni della difesa, sottolineando che le telecamere hanno registrato un unico soggetto in bicicletta a 32-33 km/h, che coincide con Moussa Sangare. Ha anche escluso qualsiasi tipo di contaminazione del DNA trovato sulla bicicletta di Sangare, che è stato ritenuto una prova inconfutabile della sua colpevolezza. Marchisio ha definito “singolari” le motivazioni della difesa, sottolineando che la confessione di Sangare, sebbene inizialmente ritratta, è coerente con quanto emerso durante l’indagine.

La difesa della famiglia Verzeni e il DNA

Dopo il pm, ha parlato l’avvocato Lugi Scudieri, difensore della famiglia Verzeni, che ha espresso piena convinzione nella colpevolezza di Sangare. Ha sottolineato che il DNA di Sharon trovato sulla bicicletta dell’imputato è una prova irrefutabile, nonostante le contestazioni della difesa. Scudieri ha anche riferito al caso di Garlasco, in cui il DNA è stato utilizzato come prova decisiva. Ha espresso preoccupazione per la scelta di Sangare di diventare un “uomo pericoloso” e ha sottolineato l’importanza di non spezzare la vita di una giovane donna per motivi personali.

La difesa di Sangare ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto, in subordine una pena contenuta. L’avvocata Tiziana Bacicca ha sottolineato che la confessione di Sangare potrebbe essere frutto di un disturbo, e ha richiamato l’attenzione su elementi che, a suo avviso, non confermano la sua colpevolezza. La Corte d’assise di Bergamo si è riunita in camera di consiglio intorno alle 12.45 per decidere la sentenza, che potrebbe arrivare in un prossimo futuro.

La sentenza rappresenta un momento cruciale per il processo.

Il DNA e le telecamere sono considerati prove inconfutabili.