Piscina a Tor Tre Teste aperta solo alle donne, polemiche e fake news su esclusione musulmana
Piscina a Tor Tre Teste aperta solo alle donne, polemiche e fake news su esclusione musulmana

Una piscina a Tor Tre Teste aperta solo alle donne
A Tor Tre Teste, in via Giuseppe Candiani, una struttura pubblica ha organizzato un’iniziativa che ha suscitato polemiche e accuse di fake news. La piscina apre, per quattro mercoledì di agosto, solo alle donne, in due fasce orarie: 7:30–9:30 e 18:30–20:30. L’accesso è consentito a ragazze dai 16 anni in su, con obbligo di portare cuffia, asciugamano e ciabatte. L’obiettivo è offrire uno spazio sicuro per chi si sente a disagio nel vestirsi in costume. La quota unica per l’accesso è di 40 euro, e le donne possono scegliere una delle due fasce orarie per tutti e quattro gli appuntamenti.
La struttura non è riservata esclusivamente alle donne musulmane L’iniziativa, organizzata in collaborazione con la Comunità islamica di Roma, ha suscitato reazioni forti. Su Facebook, Instagram e testate giornalistiche sono circolate notizie false, che parlavano di una piscina riservata esclusivamente alle donne musulmane. Il capogruppo del Pd in municipio V, Claudio Poverini, ha rifiutato tali affermazioni, spiegando che l’evento è aperto a tutte le donne, indipendentemente dalla fede. “Non è vero che la struttura è riservata solo alle donne di religione islamica”, ha sottolineato Poverini, che ha aiutato a trovare un impianto disponibile per l’iniziativa.
Le polemiche e le reazioni istituzionali
L’assessora alla Cultura e alle pari opportunità della Regione Lazio, Simona Baldassarre, ha criticato l’idea di “turni riservati” alle donne musulmane, sottolineando che l’inclusione non può diventare frammentazione identitaria. “Se per integrare bisogna segregare, qualcosa non torna”, ha detto. Allo stesso tempo, Poverini ha rifiutato l’idea di spese pubbliche, sottolineando che le donne pagheranno una quota per accedere all’iniziativa. “Tutto questo è falso”, ha aggiunto, definendo le polemiche “vergognose”. Un’iniziativa per l’inclusione e la sicurezza
L’obiettivo dell’iniziativa è offrire un ambiente sicuro per chi si sente a disagio nel vestirsi in costume. “Con questa iniziativa potrebbero avere uno spazio sicuro in cui farlo”, ha spiegato Poverini. L’idea è nata da alcune ragazze della Comunità islamica di Roma, che hanno trovato un supporto nel municipio. L’evento non è legato a una specifica religione, ma mira a creare un ambiente inclusivo per tutte le donne. La polemica, però, ha messo in luce le tensioni tra inclusione e identità, tra politica e spazi pubblici.
La struttura ha anche permesso di indossare ogni tipo di costume, dal bikini al burkini, senza limiti. Questo dettaglio ha alimentato le discussioni, ma non ha mai implicato un’esclusione per motivi religiosi. L’evento è stato organizzato per offrire un’alternativa a chi si sente a disagio in ambienti tradizionali, con un’attenzione particolare alle esigenze delle donne. La polemica, però, ha messo in luce le sfumature complesse tra inclusione, identità e spazi pubblici.
