Scienziati chiedono un registro globale per la plastica
Gli scienziati chiedono un registro globale per la plastica per migliorare la gestione e la riduzione dell’inquinamento.
Un sistema globale per la plastica
Gli scienziati chiedono che il futuro trattato globale delle Nazioni Unite sull’inquinamento da plastica introduca un sistema internazionale obbligatorio e standardizzato di misurazione e rendicontazione lungo l’intero ciclo di vita dei materiali plastici, dalla produzione allo smaltimento. La proposta, avanzata da Quanyin Tan della School of Environment della Tsinghua University di Pechino, insieme a Roland Geyer e Douglas McCauley della University of California Santa Barbara, è pubblicata su Science. L’obiettivo è creare una base quantitativa per valutare le politiche di riduzione della plastica e migliorare la gestione del materiale in un contesto globale.
La plastica persiste nel tempo
La plastica, pur essendo un materiale essenziale per la società moderna, presenta un problema di sostenibilità a causa della sua persistenza nel tempo. Geyer e McCauley sottolineano che il materiale, pur utilizzato per prodotti di breve vita come contenitori, imballaggi e posate monouso, può rimanere in discarica per oltre 500 anni. Questa sproporzione rappresenta un difetto critico di progettazione, che ha portato a una presenza sempre più diffusa della plastica nell’ambiente e negli organismi.
La misurazione è la base per un trattato efficace.
Il sistema proposto richiederebbe ai Paesi di misurare i tipi di plastica prodotti, il loro commercio e il loro destino dopo l’utilizzo. Per farlo, sarebbe necessario standardizzare le modalità di classificazione ed etichettatura, definire procedure comuni di misurazione e creare archivi per raccogliere le informazioni. L’obiettivo non è soltanto fotografare la situazione attuale, ma costruire una base quantitativa sulla quale valutare le misure che eventualmente verranno introdotte dal trattato.
La produzione di plastica continua ad aumentare, con una crescita stimata del 37% entro il 2050. Gli autori ricordano che una loro precedente analisi del 2024 ha previsto questa crescita. Il sistema di reporting dovrebbe consentire di seguire la plastica dalla culla alla tomba, rendendo confrontabili i dati provenienti da Paesi con capacità economiche, amministrative e tecnologiche molto differenti. Un’occasione per un accordo globale.
Gli autori sottolineano che il sistema di reporting non rappresenta un nuovo modello di governance ambientale, ma un’evoluzione di meccanismi già utilizzati in accordi internazionali come il Protocollo di Montreal o la Convenzione di Parigi. Il principio, secondo Geyer, è semplice: “Non si può gestire ciò che non si misura”. La disponibilità di dati confrontabili permetterebbe di verificare nel tempo se le politiche adottate per ridurre l’inquinamento da plastica stiano realmente funzionando.
Il registro globale potrebbe rappresentare un terreno comune per raggiungere un’intesa anche in presenza di divergenze politiche. La proposta avrà un primo banco di prova il 16 e 17 settembre a Ginevra, dove si organizzerà un workshop con scienziati, decisori politici e rappresentanti dell’industria. L’incontro servirà a confrontare modelli di rendicontazione e a valutare come costruire un sistema scientificamente robusto e applicabile in diversi contesti. La sintesi dei lavori sarà resa disponibile agli stakeholder prima della prossima riunione dell’Intergovernmental Negotiating Committee sull’inquinamento da plastica, prevista per marzo 2027.
