Il sonno degli studenti universitari è in crisi: il 74% dorme meno del necessario

Il 74% degli studenti universitari dorme meno di 8-9 ore, con rischi per la salute.

Studenti universitari con problemi di sonno, orari di studio, ambiente di vita, salute fisica e mentale
Studenti universitari con problemi di sonno, orari di studio, ambiente di vita, salute fisica e mentale

Un problema diffuso tra i giovani

Il 74% degli studenti universitari dorme meno delle 8-9 ore raccomandate dall’Associazione mondiale di medicina del sonno, secondo dati forniti dal Centro di riferimento regionale di Medicina del sonno dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino. Questo fenomeno, che ha suscitato l’attenzione di esperti, si accompagna a un’incidenza del 20% di disturbi del ritmo circadiano, noti come “gufi patologici”, che portano a un’alterazione del ciclo sonno-veglia.

Le conseguenze del sonno insufficiente

La mancanza di sonno si traduce in una condizione di deprivazione definita “social jet lag”, in cui l’orologio biologico entra in conflitto con gli orari imposti dalle attività quotidiane. Questo porta a un aumento dello stress percepito, dell’affaticamento diurno e della sonnolenza patologica, associata a sintomi ansiosi e depressivi. Inoltre, si osserva una riduzione del rendimento scolastico, un dato preoccupante per la formazione dei giovani. Il sonno non è solo riposo, ma una componente essenziale della salute.
Secondo quanto riportato dalla Città della Salute, questa situazione comporta un aumento dello stress percepito, dell’affaticamento diurno e della sonnolenza patologica e si associa a sintomi ansiosi e depressivi e a una riduzione del rendimento scolastico. I dati sottolineano come il sonno sia legato a processi che regolano attenzione, memoria ed emozioni, nonché alla regolazione ormonale e alla funzione cardiovascolare.

Le terapie non farmacologiche sono al centro dei trattamenti.
Il Centro di Medicina del sonno delle Molinette ha sviluppato protocolli terapeutici individualizzati basati sul monitoraggio strumentale del ciclo sonno-veglia. Tra le tecniche utilizzate c’è la cronoterapia, che prevede lo spostamento sistematico del periodo dedicato al sonno per normalizzarlo. Altre strategie includono la fotostimolazione, con l’esposizione a luce calibrata al risveglio, e l’uso della melatonina. Questi approcci, prevalentemente non farmacologici, mirano a migliorare la qualità del sonno e a ridurre i disturbi legati al ritmo circadiano.

Il Centro, riconosciuto come struttura multidisciplinare a indirizzo neuropsichiatrico e cardiorespiratorio, ha in carico oltre 9.000 pazienti con disturbi del sonno complessi. Tra i problemi trattati ci sono insonnie croniche, disturbi motori e respiratori durante il sonno, narcolessia e disturbi del ritmo circadiano. Gli specialisti sottolineano che il sonno è fondamentale per la regolazione ormonale, la funzione cardiovascolare e i processi cognitivi come attenzione e memoria. L’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi, ha sottolineato l’importanza di aumentare la consapevolezza sui disturbi del sonno, spesso sottovalutati o confusi con l’insonnia. “Dormire bene non significa semplicemente riposare, ma prendersi cura della propria salute”, ha dichiarato, mettendo in luce l’urgenza di interventi mirati a migliorare la qualità del sonno tra i giovani.