Survodutide: il doppio agonista GLP-1/glucagone riduce il peso fino al 16% e migliora la salute epatica

Nuovi dati sull’efficacia del Survodutide nel trattamento dell’obesità: riduzione del peso fino al 16% e miglioramento del grasso epatico.

Il farmaco sperimentale Survodutide, un doppio agonista degli ormoni GLP-1 e glucagone, ha dimostrato un calo ponderale medio del 12,2% con la dose da 3,6 mg e del 13% con la dose da 6 mg, contro il 5,4% del placebo. I dati, ottenuti da uno studio clinico di fase III, segnalano un successo significativo nel trattamento dell’obesità, con una riduzione del grasso viscerale e epatico che supera il 34% e il 63,1% rispettivamente. La soglia clinica di successo, una perdita di almeno il 5% del peso, è stata superata da oltre il 71% dei pazienti trattati.

Un meccanismo d’azione innovativo

Survodutide agisce contemporaneamente su due recettori chiave: il GLP-1, responsabile della riduzione dell’appetito e dell’aumento della sazietà, e il glucagone, che aumenta il dispendio energetico e favorisce la scomposizione dei grassi. Questo doppio agonismo permette una riduzione selettiva del grasso epatico e viscerale, senza compromettere la massa magra. La combinazione di questi effetti è studiata per bilanciarsi perfettamente, evitando un aumento della glicemia. La riduzione del grasso epatico e viscerale è un elemento chiave del successo del farmaco. I dati raccolti tramite risonanza magnetica hanno rivelato una riduzione del 63,1% del grasso epatico e del 34% del grasso viscerale, con una perdita di massa grassa che rappresenta l’89% del dimagrimento complessivo.

Un trial clinico di grande portata

Lo studio di fase III SYNCHRONIZE-1, condotto tra novembre 2023 e febbraio 2026, ha coinvolto 725 adulti con obesità o sovrappeso associato a complicanze. I pazienti sono stati divisi in tre gruppi: uno riceveva placebo, gli altri due la Survodutide a dosi crescenti. I dati raccolti alla settimana 76 hanno confermato il raggiungimento di entrambi gli endpoint primari. La riduzione del peso ha raggiunto il 16,6% nella dose da 6 mg, traducendosi in una perdita assoluta di circa 17,8 kg.

Un dettaglio insolito emerso dallo studio riguarda il gruppo di controllo. Il placebo ha registrato un calo del 5,4%, una cifra molto superiore al 2-3% inizialmente stimato. I ricercatori hanno scoperto che oltre il 16% dei pazienti del gruppo placebo ha assunto segretamente farmaci anti-obesità non consentiti, pur di non vanificare i propri sforzi clinici. Questo fenomeno rappresenta una sfida inedita per la ricerca.

La tollerabilità del farmaco rimane un aspetto critico da ottimizzare. I disturbi gastrointestinali, come nausea, vomito e diarrea, sono rimasti il limite principale del trattamento, manifestandosi in circa il 89,7% dei pazienti trattati con la dose più alta. La nota dolente riguarda l’aderenza: circa un paziente su cinque (20,2%) nel gruppo da 6 mg ha dovuto interrompere definitivamente le somministrazioni a causa dell’intolleranza gastrica.

Sul fronte della sicurezza a lungo termine non sono stati registrati decessi, né casi confermati di pancreatite o carcinomi tiroidei e pancreatici, sebbene sia stato rilevato un lieve incremento della frequenza cardiaca. Un altro aspetto chiave riguarda la vicinanza dei risultati sul peso tra le due dosi testate (12,2% vs 13%). Poiché la dose da 6 mg comporta molti più abbandoni terapeutici a fronte di un beneficio ponderale simile, la strategia clinica del futuro potrebbe non essere quella di raggiungere la dose massima a tutti i costi, bensì di identificare la dose minima efficace e tollerabile per ciascun individuo.