Yamaha passa all’alluminio riciclato nei cilindri DiASil entro il 2030
Yamaha introduce alluminio riciclato nei cilindri DiASil per ridurre emissioni di CO₂.
Yamaha ha annunciato di voler modificare i propri motori, introducendo l’utilizzo di alluminio riciclato nei cilindri DiASil entro il 2030. La decisione, annunciata il 13 ottobre 2026, mira a ridurre le emissioni di CO₂ di circa 47.000 tonnellate all’anno, senza alterare i processi produttivi attuali. La novità interviene su un componente cruciale del motore a combustione interna, dimostrando come la sostenibilità possa essere raggiunta anche attraverso scelte materiali, non solo attraverso l’elettrificazione. La tecnologia DiASil, sviluppata da Yamaha nel 2002, è al centro di questa trasformazione, con l’obiettivo di semplificare la produzione e ridurre i costi.
Un passo verso la sostenibilità nella produzione
La sfida principale per Yamaha è utilizzare alluminio riciclato in una componente così delicata come i cilindri DiASil, mantenendo gli stessi standard tecnici e di affidabilità. Fino adesso, l’azienda utilizzava alluminio vergine, poiché il riciclato tradizionale non garantiva sempre le proprietà necessarie. Le impurità presenti nel materiale riciclato potevano influire sulla resistenza alla corrosione e sulle caratteristiche delle superfici interne del cilindro. La soluzione arriva da una nuova lega di alluminio riciclato, sviluppata appositamente per rispettare gli standard richiesti. La lega è stata sottoposta a prove al banco e test sui veicoli, confermando il rispetto dei requisiti funzionali.
La transizione non altera le prestazioni del motore, ma si concentra su un impatto ambientale minore. L’obiettivo dichiarato non è migliorare la potenza o ridurre i consumi, ma ottenere un materiale con un minore impatto. La nuova lega permette di ridurre il ricorso a nuove materie prime e alle lavorazioni necessarie per ottenerle, con un vantaggio significativo per la produzione. La riduzione stimata delle emissioni di CO₂ è di 47.000 tonnellate all’anno una volta completata la transizione.
Un piano a lungo termine per la sostenibilità globale
Il cambiamento non avverrà contemporaneamente su tutta la gamma. Yamaha inizierà dai modelli per la mobilità quotidiana prodotti in Indonesia, per poi estendere l’utilizzo della nuova lega a tutti i prodotti che impiegano cilindri DiASil. La scadenza fissata è il 2030, anno entro il quale il costruttore intende completare la sostituzione dell’alluminio vergine. L’iniziativa rientra in un programma ambientale più ampio, con l’obiettivo di sostituire entro il 2030 tutte le materie prime in alluminio utilizzate nei propri processi produttivi con alternative sostenibili.
La sostenibilità si fonda anche sulla scelta dei materiali, non solo sull’elettrificazione. La novità resta comunque significativa, dimostrando come la riduzione dell’impatto ambientale possa passare anche attraverso la scelta dei materiali, e non soltanto attraverso l’elettrificazione. La vera verifica arriverà nei prossimi anni, quando Yamaha estenderà progressivamente la produzione e sarà possibile valutare i risultati effettivi della transizione. Per il momento, non è stato comunicato un calendario dettagliato dei modelli che adotteranno per primi i nuovi cilindri, né quando la tecnologia arriverà sul mercato europeo.
La tecnologia DiASil permette inoltre di semplificare la costruzione dei cilindri e di contenere i costi produttivi. Non a caso viene utilizzata su diversi modelli di moto e scooter della Casa giapponese. La sfida è utilizzare materiale riciclato in una delle componenti più delicate del motore, mantenendo gli stessi requisiti tecnici e di affidabilità. La soluzione arriva da una lega di alluminio riciclato sviluppata appositamente, con calcoli termodinamici utilizzati per prevedere il comportamento dei diversi elementi metallici e individuare una combinazione adatta alla produzione. La riduzione delle emissioni di CO₂ è un obiettivo chiave per Yamaha, che punta a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, comprendendo sia le attività industriali sia il ciclo di vita dei prodotti. La transizione rappresenta un passo importante verso una produzione più sostenibile, con un impatto positivo non solo sulle emissioni, ma anche sui costi industriali.
