Odessa, la porta del grano ucraino sotto attacco aereo

La Russia intensifica gli attacchi su Odessa, porto chiave per le esportazioni ucraine.

Navi in fiamme e colonne di fumo si alzano a Odessa, dove la guerra minaccia il commercio ucraino
Navi in fiamme e colonne di fumo si alzano a Odessa, dove la guerra minaccia il commercio ucraino

Odessa, la porta di accesso al mare per le esportazioni agricole ucraine, è al centro di un’intensificazione degli attacchi russi. Nelle ultime due settimane, la città ha subito fino a cinque attacchi al giorno, con droni e missili che colpiscono direttamente le infrastrutture portuali. L’Ucraina, però, non ha ancora lanciato l’allarme, pur affrontando una situazione che potrebbe mettere in pericolo la sua economia. La battaglia nel mar Nero, in particolare, ha visto l’affondamento di sette navi russe, tra cui la Golden Leo, un cargo turco che è stato colpito da tre missili KH-59, uccidendo il pilota Volodymyr Mykhailov e altri nove membri dell’equipaggio.

Odessa, la Hormuz dell’Ucraina

«È un’altra Hormuz, solo che qui non stiamo vedendo la stessa reazione internazionale», dice Dmitro Barinov, presidente dell’associazione dei porti ucraini, UkrPort. La città, con i suoi porti di Pivdenny, Chornomorsk e Odessa, rappresenta il 90 per cento delle esportazioni agricole ucraine, un’importante spina dorsale per l’economia del paese. Il blocco russo, che ha visto un ritorno a un controllo quasi totale sul traffico marittimo, ha messo in pericolo il commercio e la stabilità finanziaria del paese. Con i porti chiusi, l’Ucraina rischia una crisi economica peggiore di quella subita all’inizio dell’invasione.

La Russia, con i suoi missili a lunga gittata e i droni, ha riuscito a chiudere il mare di fronte alle coste ucraine con un costo prossimo allo zero. La flotta russa, trasferitasi in massa nei porti sulla sponda orientale del mar Nero, ha abbandonato quasi completamente la base di Sebastopoli, in Crimea. «Le navi russe non si avvicinano nemmeno alla costa ucraina, sanno che siamo qui ad aspettarle», dice Dmitro Pletenchuk, portavoce della Marina militare ucraina. La situazione, però, è cambiata: i missili russi hanno iniziato a colpire direttamente le imbarcazioni internazionali, e il blocco, come nei primi mesi del 2022, è tornato a essere completo.

La guerra aerea nel mar Nero

«Droni, missili: tutto quello che minaccia il porto di Odessa ora arriva esclusivamente dall’aria», spiega Pletenchuk. La Russia, con i droni che partono dalla Crimea e il nuovo missile “Banderol”, ha riuscito a colpire direttamente le infrastrutture portuali, mettendo in pericolo il traffico mercantile. La settimana scorsa, i missili russi hanno incendiato una seconda nave a poche miglia dal porto, anche questa abbandonata dall’equipaggio. La battaglia nel mar Nero ha visto l’affondamento di sette navi russe, tra cui la Golden Leo.

La campagna di attacchi ucraini nel mar d’Azov, lo specchio d’acqua che separa la Crimea dalla terraferma russa, ha danneggiato oltre un centinaio di imbarcazioni russe nel giro di poche settane. «Il mar d’Azov è legalmente chiuso dall’inizio del conflitto», dice Pletenchuk, riferendosi al fatto che Kiev ne rivendica ancora la giurisdizione, essendo la vicina penisola di Crimea illegalmente occupata. «La Russia, invece, sta attaccando imbarcazioni di paesi neutrali che legalmente entrano nelle nostre acque territoriali». La situazione, però, è in continua evoluzione, con la Russia che cerca di rafforzare il controllo sul mare e l’Ucraina che cerca di mantenere aperti i porti.

Al di fuori della città, il quadro è drammatico. Le distese di stoppia gialla, dove la mietitura del frumento è appena terminata, si alternano a sterminati campi di girasoli, che i contadini inizieranno a raccogliere nelle prossime settimane. Alte colonne di fumo si alzano dove l’impatto dei droni sulla stoppia riarsa dal sole dà origine a incendi che durano per ore. «Hanno depositi ormai stracolmi di frumento invenduto – con le esportazioni bloccate il prezzo è crollato a 100 euro a tonnellata – e sono senza i soldi per pagare gli affitti e i dipendenti», spiega un contadino. Nei prossimi giorni inizierà il raccolto dei semi di girasole, che culminerà a ottobre. Solo a quel punto sarà possibile valutare l’entità della crisi e fare la conta di chi è sopravvissuto.