L’Europa perde miliardi di profitti sulle batterie, ma i progetti di sovranità industriale avanzano
L’Europa rischia di perdere 10,5 miliardi di profitti sulle batterie in quattro anni, ma i progetti di sovranità industriale continuano a svilupparsi.

L’Europa, pur investendo pesantemente nel settore delle batterie per veicoli elettrici, rischia di perdere fino a 10,5 miliardi di euro in quattro anni, con i profitti principali che continuano a spostarsi verso l’Asia. Il mercato europeo, sebbene in crescita, non riesce a competere con i costi di produzione più bassi e l’efficienza industriale dei paesi asiatici, come la Cina, la Corea del Sud e il Giappone. Secondo un’analisi recente di Deloitte, l’industria europea potrebbe perdere una parte significativa dei profitti generati dalle batterie, a causa della dipendenza da fornitori esteri e della scarsa capacità produttiva rispetto ai competitori asiatici.
La sovranità industriale europea in bilico
La strategia dell’Unione Europea, attraverso il programma Battery Booster, mira a rafforzare la sovranità industriale nel settore delle batterie. L’iniziativa prevede prestiti a tasso zero per l’espansione delle capacità produttive europee, con un budget complessivo di 1,5 miliardi di euro. Tra i progetti promettenti, ACC, Verkor e PowerCo si distinguono per la loro capacità di produrre batterie in Europa, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da fornitori esteri. Tuttavia, il rischio di fallimento di progetti promettenti rimane elevato, come dimostrato dalla recente liquidazione di Northvolt, un’azienda svedese che aveva l’obiettivo di produrre batterie in Europa ma ha fallito a causa di costi elevati e mancanza di investimenti sufficienti.
Secondo dati del settore, i costi di produzione delle batterie in Europa rimangono fino al 50% superiori a quelli in Cina, senza contare le politiche di sostegno. Questo è dovuto al prezzo dell’energia, alla scarsa efficienza industriale e alla mancanza di una catena di approvvigionamento completa. Le aziende come CATL, con la sua fabbrica a Arnstadt vicino a Erfurt, alimentano direttamente i costruttori europei, ma la maggior parte dei profitti torna in Cina. La catena di valore, che include materiali chimici, attrezzature e manodopera specializzata, è in gran parte importata dall’Asia, con conseguenze economiche significative per l’industria europea.
Le scelte chiave per il futuro
La capacità di riconquistare la sovranità industriale europea dipende da decisioni molto concrete. Tra queste, il volume effettivo prodotto dalle nuove gigafactories, le condizioni di accesso al mercato per i produttori asiatici già presenti e l’impegno dei costruttori nell’acquisto di batterie prodotte in Europa. L’industria automobilistica, in particolare, dovrà fare i conti con il fatto che, per ogni veicolo elettrico prodotto in Europa, una parte significativa dei profitti si perde a causa della dipendenza esterna.
Secondo un’analisi di Deloitte, la mancanza di una sovranità industriale completa potrebbe far sì che l’Europa perda fino a 100-150 miliardi di euro entro il 2030, se non riuscirà a sviluppare una capacità produttiva autonoma. La proiezione del mercato europeo delle batterie per veicoli elettrici, che si assesta intorno a 16,3 miliardi di euro nel 2024, potrebbe raggiungere i 54 miliardi entro il 2030, un aumento che sottolinea l’importanza del settore per l’economia europea.
Nonostante i rischi, i progetti di sovranità industriale continuano a svilupparsi. ACC, Verkor e PowerCo rappresentano un’opportunità per ridurre la dipendenza da fornitori esteri, ma il loro successo dipende da fattori esterni e interni. La questione non riguarda solo i produttori, ma anche i consumatori, che dovranno affrontare costi più elevati se l’industria non riuscirà a ridurre la sua dipendenza da fornitori esteri.
